Economia
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28/01/2010 12:17

Confeserfidi: Le Pmi e il ricorso al credito

La crisi economica ha reso più difficoltoso il ricorso al credito delle Pmi

di Leuccio Emmolo

La crisi economica ha reso più urgente, ma anche più difficoltoso, il ricorso al credito delle Pmi. Se da un lato sono scesi i tassi di interesse e diversificate le tipologie di mutui e finanziamenti sul mercato, dall’altro si sono stretti i vincoli: cospicuo livello di garanzie richieste e per le condizioni spesso troppo stringenti delle modalità di rimborso. Le Pmi possono però contare su una serie di progetti per il finanziamento orientato a specifiche esigenze e sulla forza dei confidi.

“Gli impegni del governo- dice il vice presidente di Confeserfidi Pino Asta- per costituire insieme ai principali gruppi bancari un fondo per supportare la capitalizzazione delle piccole e medie imprese potrebbero rivelarsi estremamente efficaci nel sostenere il tessuto economico in Sicilia. La recessione ha prodotto un rallentamento della crescita dei prestiti delle banche alle imprese. Nei Paesi dell’area euro i finanziamenti tendono costantemente a diminuire. Anche in Italia decelera l’espansione dei prestiti alle imprese che, nel luglio 2009, si è attestata intorno all’1,3% contro l’11,35% del luglio 2008.

 La decelerazione del credito alle imprese è dovuta in primo luogo alla riduzione della domanda.  Dai premi mesi del 2008 si registra un calo di investimenti fissi lordi da parte delle imprese italiane, che ha raggiunto il suo picco nel quarto trimestre dello stesso anno. Le banche tendono sempre di più a ridurre il credito e a risentire di questa restrizione sono soprattutto le Pmi, in particolare quelle con meno di 20 addetti. 
 

 

Da un’indagine dello scorso mese di settembre è emerso che su un campione di Pmi è stato rilevato che il 20,7% ha registrato difficoltà di accesso al credito bancario, il 35,9% non ha effettuato alcuna richiesta di prestiti e finanziamenti, il 43,3% non registra alcun aggravio delle condizioni poste dalle banche. Le difficoltà a ottenere finanziamenti da parte delle Pmi sono legate all’incremento degli spread, all’allungamento dei tempi di concessione e alla richiesta di garanzie reali sempre più onerose. Inoltre, i grandi gruppi si sono dimostrati meno disponibili a concedere credito rispetto alle piccole banche locali e a quelle di credito cooperativo. Per superare l’attuale situazione paradossale che vede, da un lato, le banche ricche di liquidità e, dall’altro, le aziende che muoiono per asfissia finanziaria, è necessario che banche, confidi e aziende facciano rispettivamente la loro parte.

Gli imprenditori-prosegue Asta- devono convincersi che la finanza è una funzione fondamentale e non accessoria per l’efficienza dell’impresa e ad essa vanno dedicati gli stessi sforzi e le stesse risorse impiegate per la produzione e la commercializzazione dei prodotti. È necessario migliorare la trasparenza delle informazioni presentando alle banche bilanci attendibili e trasparenti. In secondo luogo, occorre ridurre alcune criticità della loro gestione finanziaria.

Al riguardo, il rischio di default delle Pmi è connesso, in parte, alla forte incidenza dell’indebitamento a breve, alla scarsa diversificazione delle fonti di finanziamento al ridotto livello di capitalizzazione. In tema di confidi possiamo dire che siamo di fronte ad un impegno della Regione sicuramente aumentato in questi ultimi anni, tuttavia ancora sussistono alcuni aspetti dell’azione pubblica che dovrebbero essere migliorati: semplificazione delle procedure burocratiche, tempestività decisionale ed aumento della capacità effettiva di spesa; più in generale, la Regione dovrebbe trovare la capacità non solo di supportare l’esistente, ma soprattutto di progettare il futuro. Per fare ciò occorre maturare una chiara idea di quello che deve essere nel prossimo futuro il sistema dei confidi in Sicilia, sfruttando tutte le possibilità innovative che l’attuale contesto normativo centrale e locale consente”.