Letizia Garaffa: "Nel villaggio senza cimitero i morti vengono seppelliti a casaccio, le donne partoriscono una volta all’anno"
di Giuseppe Savà

Nel villaggio Bingo, nome che in italiano fa pensare a tutto fuorché a un villaggio africano, i bambini piangono appena vedono arrivare la carovana di volontari piovuti dalla Diocesi di Noto per prestare loro aiuti umanitari.
I piccoli non parlano ancora, ma il loro pianto disperato sembra inequivoco: perché questi sono così bianchi? Vorranno farci del male?
Cinquanta. Sono le donne e gli uomini partiti dalla Diocesi netina alla volta del Congo, verso la Diocesi gemellata del Butembo Beni. Ciascuna parrocchia siciliana è gemellata con un’omologa parrocchia africana. La chiesa del Sacro Cuore di Modica con la parrocchia di Bingo. In gennaio una missione per inaugurare la Clinica intitolata a Grazia Minicuccio, giovane modicana prematuramente scomparsa otto anni fa. Maternità, ostetricia, e a fianco una clinica universitaria.
“Chapeau”. Dopo essersi abituati a questa insolita carnagione bianca i bambini chiedono in regalo cappellini, per ripararsi dal sole, per esibire in maniera visibile, sul capo, il segno della loro amicizia con persone importanti, europee, e poi caramelle, tante caramelle.
I più vecchi hanno cinquanta anni, e da piccoli tutti hanno le croste in testa, soffrono di malaria e di dissenteria.
“Molte mamme muoiono durante il parto – racconta Letizia Garaffa, una giovane modicana partita insieme al Vescovo, monsignor Staglianò, alla volta di Bingo- e la credenza popolare vuole che il bambino sia stato la causa della morte della mamma, perciò stesso colpevole. Il piccolo viene quindi abbandonato dalla famiglia dei genitori, e affidato a un orfanotrofio. Se sopravvive, dopo qualche anno, viene ripreso dalla famiglia originaria, quasi avesse scontato una pena.
Gli uomini sposano una donna solo dopo averne provato la capacità di “buona procreazione”: le donne vengono infatti “provate”. Una potenziale moglie deve prima deve dimostrare di essere fertile, deve fare un bambino, e il bambino deve essere in salute. Dopo il primo figlio, può essere sposata.
Abbiamo lasciato loro tutto ciò che avevamo –prosegue Letizia-, anche i vestiti, persino il bagnoschiuma”.
In un villaggio in cui i taxi sono le bici, e gli autobus, i camion per il trasporto bestiame, dove i passeggeri vengono ammassati come animali, accade pure che gli uomini accompagnino in ospedale la moglie sul punto del parto, e la abbandonino lì perché non hanno i soldi per pagarne le dimissioni.
E così Shantè, Edmundo, sono figli del desiderio, ma non dei loro genitori.
Padre Salvatore Giordanella, il vescovo Antonio Staglianò, con la loro missione, insieme agli altri religiosi e laici della spedizione africana, insieme ai soci dell’associazione Grazia Minicuccio, e fra questi i genitori della ragazza scomparsa, hanno portato il loro dono: istruzione, sanità, educazione igienica. In attesa di una Clinica di Cardiologia, che monsignor Staglianò vuole dedicare alla memoria del fratello, scomparso da poco.
Nel villaggio senza cimitero, in cui hanno paura delle macchine fotografiche -che rubano l’anima-, i morti vengono seppelliti a casaccio, le donne partoriscono una volta all’anno.
La vita e la morte sono indifferente quotidianità, non fanno notizia.
Giuseppe Savà
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