Attualità
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06/02/2010 20:26

Sindacato dei chimici, incarichi prestigiosi per Ragusa e Siracusa

La Uilcem Ragusa sarà rappresentata da Giuseppe Scarpata al Comitato Centrale Uilcem

di Redazione

Iglesias – Realizzazione dell’ Accordo di programma sulla chimica per la qualificazione e la reindustrializzazione del polo petrolchimico di Priolo, lavoro e sicurezza, nel pregevole intervento di Emanuele Sorrentino -coordinatore regionale, Segretario Generale Uilcem Siracusa, riconfermato alla Direzione Nazionale- che ha sottolineato l’importanza strategica del polo “chimico” siciliano per l’intera filiera dell’etilene e del propilene, al popolo dei delegati al 3 Congresso Nazionale Uilcem, puntando il dito anche sul ritardo “burocratico”, o strategico, per la realizzazione dei terminali per l’importazione e la rigassificazione di gas naturale liquefatto. La Uilcem Ragusa sarà rappresentata da Giuseppe Scarpata al Comitato Centrale Uilcem. Un nuovo importante incarico per il segretario provinciale del sindacato ragusano, a conferma dell’impegno e della serietà di chi ha il coraggio di mettersi in gioco e di misurarsi giornalmente per la crescita della propria organizzazione, con umiltà, pazienza e abilità.
 
Nuova mission del sindacato, rinnovamento e riformismo vero nelle parole di Augusto Pascucci confermato alla guida della Uilcem nazionale per i prossimi 4 anni, nello splendido scenario di Iglesias al 3 Congresso nazionale. Nel suo discorso conclusivo, il segretario generale ha calcato toni e accenti sul nodo delle questioni contrattuali ancora aperte. La difficoltà di ideazione nel settore Elettrico, le problematicità strutturali della gomma e plastica, la certezza di tempi tristi e bui del comparto gas e acqua soverchiato dal decreto Ronchi, l’impossibilità di correre –unitariamente, e con la stessa maglia- la prova del rinnovo. In un momento di crisi –spiega Pascucci a chiusura dei lavori del 3 Congresso nazionale Uilcem- del sistema e dell’economia la firma del contratto è la cifra di un sindacato che vuole fare, di un sindacato che vuole agire per sollevare le sorti del salariato.
Cambia il rapporto con il lavoro, cambiano le regole d’ingaggio per il lavoro, ma i salari restano sempre tali e quali. Le grandi industrie arruolano intelligenze e rifiutano la prestazione d’opera poco qualificata. Una migrazione atipica, dal diploma alle concerie, dalle accademie ai petrolchimici, con una retribuzione globale che rimane tuttavia ancorata a una politica economica a esclusivo vantaggio delle imprese con una fiscalizzazione pesante e pressante, lato lavoro, che soffoca intelletti, bianchi e blu, con bilanci famigliari perennemente in rosso.
L’istinto brutale delle piccole e medie imprese tende a reclutare manodopera per vie traverse, che con la standardizzazione hanno poco o nulla a che fare. 30.000 persone al giorno entrano nel mondo del lavoro -sostiene Guglielmo Loy, segretario confederale UIL, nel suo intervento- dalla porta dell’atipicità contrattuale. E il 70% dei non standardizzati, ogni giorno esce fuori dalla porta principale del lavoro, chiudendo il ciclo a un rapporto di impiego breve e transitorio. L’idea liberale di slegare le imprese da lacci e lacciuoli burocratici, e fiscali, non porta ad alcun sviluppo, penalizza solo i lavoratori che prestano il loro valore per la crescita di un sistema che non li vedrà mai protagonisti. La maggioranza delle imprese s’alza la mattina con l’obiettivo di fregare lo Principato e ‘l Principe, per citare Machiavelli, ovvero, le aziende, piccole o medie che siano, cercano in tutti i modi di accreditare la non regola nella riffa della falsa crescita. Rimettere al centro il salarialismo è dunque il primo dei problemi che il sindacato deve affrontare -conclude Loy- come soggetto collettivo, come rappresentante generale di una parte che realmente soffre e che vive nel disagio della non regolazione delle dinamiche sociali. Siamo il Paese dell’aggiramento delle norme e delle frodi quotidiane, che solo una rappresentanza veramente collettiva e moderna può normalizzare, nella speranza di andare avanti.
Nel 2009 circa 7.000 informatori del farmaco sono stati licenziati nel silenzio inquietante di un’opinione pubblica che storce il naso alla tara cromatica del colletto bianco in difficoltà. Nessuna solidarietà per questi lavoratori che hanno perso il lavoro. L’Italia delle tute blu non presta il proprio conforto al disagio dei colleghi in giacca e cravatta. È duro da accettare ma è così, comizia dal palco del Laguna Resort di Chia un delegato Uilcem di Milano, raccogliendo il plauso e l’attenzione della platea tutta.
Per la Uilcem non esiste sindacato senza solidarietà. Il sentimento comune non può essere affidato al disinteresse di chi mai ci ascolterà. E per far sentire la propria voce non occorre gridare, serve l‘idea buona che solo una classe dirigente nuova, giovane, forte e affidabile, potrà sostenere.