Tre casi di clienti in buona fede
di Gazzettadelsud
Ragusa – Investire i propri risparmi correndo qualche rischio, va bene, purché debitamente informati. Ma mettere a rischio interi capitali, convinti della la scelta giusta, facendo nei fatti solo gli interessi delle banche, non rientra nella regole degli operatori bancari e postali addetti alla gestione del portafoglio clienti. A lanciare l’allarme, alcuni giorni fa, un’iniziativa congiunta promossa da Fiba-Cisl (bancari) e Slp-Cisl (postali), in un convegno sulle norme antiriciclaggio.
Anche in provincia, chi lavora in banca o alla posta si trova ormai tra due fuochi: da un lato il nuovo regolamento comunitario, la “Mifid”, che impone di informare il cliente del livello di rischio delle operazioni, in base alla sua tipologia (borsista, professionista o pensionato); dall’altra, le aziende che spingono invece per la vendita a tutti i costi di prodotti che poi si sono rivelati rischiosi, facendo leva anche sulle legittime aspirazioni di carriera dei propri operatori.
Emblematico il caso di un cliente a cavallo tra il 2007 e il 2008. Alla scadenza di vecchi titoli, gli vengono appioppati acquisti di obbligazioni e polizze, tutte della durata di sei anni, emesse da una banca d’affari, per un importo complessivo di 250 mila euro, senza informarlo sulle difficoltà di smobilizzare tanto denaro. Agli inizi del 2009, il cliente si presentò allo sportello per riscuotere, ma fu costretto a svendere 100 mila euro per disporne solo di 50 mila. Per ristorarlo del danno subìto, la banca gli propose un affidamento con un tasso più basso in attesa della rivalutazione dei titoli.
Fanno riflettere anche la vicende di una disoccupata di 55 anni nubile, che viveva della magra pensione del padre e contava nella rendita di 70 mila euro di risparmi familiari. Nella primavera 2008, alla scadenza di un titolo di 30 mila euro, la donna viene convinta da un operatore, che aveva appena partecipato ad una convention aziendale, ad investire la somma in fondi a “moderato contenuto azionario”. L’addetto la tranquillizzò sulla possibilità dello stacco di una cedola rappresentativa di una parte dei guadagni. Oggi, la cliente perde il quattro per cento sul capitale iniziale.
Oppure il caso della vedova novantenne, senza figli e con nipoti, che collocò gran parte dei suoi risparmi su polizze assicurative incassabili senza aspettare la successione. Alla sua morte, le polizze avevano un valore inferiore.
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