Parola di archeologi
di Irene Savasta

Gela – La pietra-calendario di Gela ha un alto valore storico e archeologico: probabilmente, risale all’età del bronzo e la sua realizzazione è dovuta all’intervento umano. La parola passa all’archeologia. E’ stata scoperta lo scorso dicembre da alcuni ricercatori locali, a otto chilometri a nord della città. Da allora, la Stonehenge di Gela ha destato parecchio interesse nella comunità scientifica.
Sicuramente, si tratta di un monumento realizzato dall’uomo, creato modificando un lastrone di arenaria e orientando lo scavo del foro in modo che il sole sorga al suo centro all’alba del solstizio d’inverno.
A decretarlo, dopo un sopralluogo, il professor Vito Francesco Polcaro archeo-astronomo dell’istituto di astrofisica e planetologia spaziali Inaf di Roma e del Centro studi astronomia e valorizzazione del patrimonio culturale di interesse astronomico (unità di ricerca dell’università di Ferrara).
Il sopralluogo è stato effettuato con un gruppo scientifico interdisciplinare e si è arrivati alla conclusione che questo monumento è di notevole importanza perchè indica quanto fossero in uso i calendari di pietra, realizzati nell’età del bronzo, per evidenziare le date dei solstizi a scopo cronologico e cultuale. Tutto ciò, naturalmente, permette di avanzare ipotesi interessanti sulle civiltà che abitavano la zona.
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