Resi noti i dati dell'osservatorio della Caritas diocesana
di A. La Monica Gzz Sud
Ragusa – L’osservatorio diocesano della Caritas fotografa le povertà del territorio. Un plurale necessario quando si parla di bisogni e di nuovi poveri. Dai dati risultano per il 2009 un totale di 597 utenti transitati dai centri di ascolto. Sono 475 a Ragusa (nel 2006 erano 217, nel 2008 350 per un aumento complessivo del 35%) e 122 a Vittoria, dove il Centro è operativo dal giugno 2008.
Dai dati in possesso, è possibile tracciare un profilo dell’utenza. «I nuovi poveri – spiegano i curatori del rapporto – sono giovani, ma anche ragazze madri o donne separate. Si rivolgono a noi anche famiglie monoparentali o monoreddito, spesso nuclei in cui è subentrata la disoccupazione».
A Ragusa il 60% dell’utenza è costituita da persone di nazionalità italiana. A Vittoria la percentuale si inverte, ma la maggior parte degli stranieri si rivolge al Centro per cercare un lavoro. Su Ragusa sono stati rilevati 1.199 bisogni alla povertà (35%) ed all’occupazione (26%). Il 14% è legato alla famiglia, mentre preoccupa il 6% di richieste legate a problemi psicologici. Le richieste su Ragusa riguardano beni materiali per il 69%. Sono 765 i buoni spesa erogati, 309 le bombole del gas acquistate e 237 i buoni per spese farmaceutiche.
Più definito il panorama ipparino con bisogni legati prevalentemente all’occupazione (40%) ed alla povertà (27%). Significativo il 12% relativo a problemi abitativi. Utile rilevare, altresì, come 149 utenti presentino un cumulo di quattro o più bisogni, segno di un disagio complessivo.
Sono, infine, 119 le persone ascoltate con colloquio personale, 93 quelle orientate ai servizi del territorio e 40 i casi di coinvolgimento di parrocchie o servizi pubblici nell’opera di assistenza.
Un lavoro, quello della Caritas, che coinvolge esperti e volontari. Superano le quaranta unità. Li ha incontrati il vescovo monsignor Paolo Urso in occasione della presentazione dei dati degli Osservatori delle povertà. «Lo spirito di compassione – ha spiegato il vescovo – si manifesta nel fare. È difficile farsi accanto a chi è da noi diverso, ma è ciò che richiede il Vangelo».
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