Cancelli sbarrati ai mezzi che trasportano il latte
di Telenova
Ragusa – Nessuna bandiera di sigle sindacali dinanzi ai cancelli degli stabilimenti del latte alla zona industriale di Ragusa. Hanno scelto la strada gli allevatori ragusani dei presidi davanti alle industrie, per manifestare il loro disappunto per la mancata stipula del prezzo regionale. Cancelli sbarrati ai mezzi che trasportano il latte. Presenti i vertici delle organizzazioni agricole, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Unsic, sigle autonome comitati spontanei per una battaglia che vede unito tutto il mondo agricolo ragusano. La protesta prosegue a oltranza, con una turnazione anche durante la notte, nonostante i timidi segnali di apertura da parte del gruppo Zappalà. L’assessorato regionale all’agricoltura, intanto, ha convocato per mercoledì, a Palermo alle 11.30, le industrie e le organizzazioni agricole, chiedendo agli allevatori ragusani di smobilitare i presidi. Le cooperative Progetto Natura e Ragusa Latte hanno messo a disposizione i loro stabilimenti per lo stoccaggio del latte. “E’ una battaglia del territorio – spiega il direttore di Progetto Natura, Salvatore Cascone – che vede uniti tutti gli allevatori. Le richieste degli allevatori sono di 40 centesimi al litro, eppure in Lombardia, l’11 gennaio scorso, è stato raggiunto l’accordo”. Evidenzia Massimo Salinitro, vice presidente provinciale della Cia: “Questo accordo rappresenta un risultato tangibile che è necessario tenere in considerazione anche in Sicilia. I problemi strutturali del comparto nel nostro territorio sono enormi e l’incremento del prezzo del latte alla stalla è la condizione minima e necessaria per migliorare lo stato del settore”. Questa situazione di grave incertezza sta riducendo sul lastrico centinaia di allevatori che non riescono più a trarre un reddito dalla loro attività. “In questo periodo di grave recessione economica – aggiunge Vincenzo Fiore, allevatore – non possiamo permetterci altre perdite di posti di lavoro e il serio rischio di fallimento”. “Non permetteremo a nessuno di usare il nostro marchio, identificato con il nostro territorio, per commercializzare un prodotto di scarsa qualità, conclude il presidente della Coldiretti Mattia Occhipinti, con l’unico obiettivo di fare profitto a spese degli allevatori e anche dei consumatori”.
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