di Redazione
Un progetto di catalogazione dei beni religiosi di Scicli: paramenti sacri, pezzi di argenteria, sculture e dipinti custoditi all’interno delle chiese e degli edifici monastici.
E’ l’ambizioso progetto che il Gruppo Fai di Scicli ha reso noto oggi, in occasione della sua nascita ufficiale, nel corso di un incontro tenutosi a palazzo Spadaro. A lavorare insieme al gruppo del Fondo Ambiente Italiano di Scicli saranno la Diocesi di Noto, il Liceo Cataudella, e per esso la sezione Turistica in particolare, la Sovrintendenza di Ragusa, e l’Università di Catania. A fianco degli studenti ci sarà don Antonio Sparacino, parroco di Santa Maria La Nova, e Pietro Militello, dell’Università di Catania.
Il Gruppo Fai di Scicli nasce per gemmazione dal Fai di Ragusa, mantenendo una propria autonomia e proseguendo l’impegno nel solco di una tradizione ormai quinquennale che lo ha visto aprire al pubblico gli scrigni di via Mormina Penna, della chiesa di San Bartolomeo, del Carmine, dell’ex convento della Croce e di Santa Maria La Nova.
Del Gruppo Fai di Scicli fanno parte, oltre alla responsabile, Rosalba Bellassai Vindigni, Salvatore Emmolo, Salvatore Giacchino, Paolo Militello, Pietro Militello, Rosa Pacetto, Giusy Sgarlata, padre Antonio Sparacino, Rita Vicari. A salutare la nascita della sezione sciclitana del Fai era presente Salvina Giambra Cucinella, della segreteria regionale del Fai, e Paolo Nifosì, della delegazione provinciale del Fondo, creato nel 1975 da Maria Giulia Crespi.
Due le esperienze che hanno indotto il gruppo di Scicli a darsi un’organizzazione strutturata e autonoma: l’entusiasmo degli studenti, che hanno fatto da ciceroni ai turisti, a partire dal 2003, in occasione delle Giornate di Primavera, e la risposta del pubblico, soprattutto dei residenti, che in occasione delle Giornate di Primavera hanno potuto riscoprire angoli di territorio che appartengono a vissuto quotidiano di ognuno, ma che spesso passano inosservati. Il sindaco Falla dal canto suo ha rimarcato come a fronte di protocolli d’intesa spesso rimasti lettera morta, il Fai sia invece un a realtà presente sul territorio, operativa, concretamente impegnata da un quinquennio. Il salto di qualità sarà ora quello di non limitare l’attività del Fai all’appuntamento annuale, ma nell’istituzionalizzare l’attività di promozione culturale con la catalogazione e l’archiviazione dei beni religiosi custoditi nei templi della città. Una sfida che vedrà coinvolti i giovani e le maggiori istituzioni culturali del territorio.
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