Alcuni scenari del nuovo risiko bancario
di Redazione
Intesa Sicilia Spa come banca di riferimento territoriale del gruppo di Corrado Passera, che per consolidare la sua presenza nell’isola sta trattando l’acquisizione di alcune filiali con la Montepaschi di Siena, mentre Unicredit Spa potrebbe utilizzare il marchio Banco di Sicilia come testa di ponte per espandersi nel mercato del credito nordafricano, a cominciare dalla Libia, progetto che trova sponda nei sindacati.
Sono alcuni scenari del nuovo risiko bancario che potrebbe rimescolare gli equilibri del credito in Sicilia e su cui scommettono banchieri, economisti, amministratori pubblici e sindacalisti. Secondo gli esperti, la mossa di Unicredit con il progetto del “bancone” anticipa una serie di operazioni di altri gruppi in Sicilia, regione che viene vista come luogo strategico verso il processo di privatizzazione che coinvolgerà le banche in Libia e poi in Marocco, Tunisia, Giordania. I rilievi mossi da Pier Francesco Saviotti, consigliere delegato del Banco Popolare, sulla scarsa redditività di alcune delle 129 filiali siciliane della controllata Popolare di Lodi, ha avuto l’effetto di riaccendere i rumors sullo scacchiere del credito. Alcune agenzie della Lodi da tempo sono in un dossier sulla scrivania del direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Micciché, che lavora al progetto Intesa Sicilia, la newco che dovrebbe raggruppare le 195 filiali del gruppo già presenti in Sicilia e quelle acquisite da Mps, mentre per quelle di Lodi le parti sono ancora lontane. Per i sindacati, Unicredit potrebbe valorizzazione il marchio Banco di Sicilia (oltre 425 filiali) nell’ambito dello shopping nell’area del Mediterraneo, come in Libia dove il gruppo del ceo Alessandro Profumo è in corsa per la concessione di due licenze bancarie in joint venture con investitori pubblici. A questo progetto crede molto la Cgil che ha consegnato al Cda del BdS, in scadenza il prossimo 30 ottobre, un dossier sulle potenzialità di una Banca del Mediterraneo, da collocare in quota Unicredit, “in grado di intercettare le opportunità dei nuovi mercati africani”, dice Nicola Maiolino, segretario nazionale della Fisac . In questo contesto un ruolo potrebbe essere riservato anche alla Regione siciliana, azionista di minoranza dell’Irfis (76% Banco di Sicilia, 21% Regione siciliana), alla ricerca di un’alternativa per investire l’eventuale provento della dismissione della quota di capitale detenuta proprio in Unicredit, pari allo 0,5%. Anche la Fondazione Banco di Sicilia, presieduta da Gianni Puglisi e già socio di Unicredit con lo 0,6%, guarda com molto favore verso il mercato dell’Africa, cui ha dedicato tre un forum: “Ma non bastano le banche che possono fare da apripista – dice Puglisi – Io c’ho investito con la Fondazione BdS, però rispetto alle potenzialità del mercato l’imprenditoria siciliana, diciamo, è molto cauta”. Nel risiko bancario trovano spazio altre operazioni, come quella di alcune Bcc regionali (banche di credito cooperativo) che stanno acquisendo sempre più spazi nell’isola e pronte a scommettere sulla Banca del Sud voluta dal ministro Giulio Tremonti e quella del gruppo inglese Barclays, che da un po’ di tempo sta valutando i dossier aperti nel mondo bancario siciliano per lanciare la sua sfida nel Mediterraneo. E poi ci sono le ambizioni della Popolare di Vicenza sempre disponibile a valutare operazioni di rafforzamento nel territorio attraverso Banca Nuova Spa, e Banca Profilo, la società specializzata in private banking rilanciata dal fondatore di Sator Matteo Arpe, che conosce a menadito il mercato siciliano dopo averne colto debolezze e opportunità quando da Ceo guidava Capitalia.
“L’Africa rappresenta un’opportunità di sviluppo per la Sicilia e come Fondazione BdS abbiamo investito con l’organizzazione di tre forum. L’interesse per quest’area da parte di alcune banche è positiva, ma non basta. Occorre aprire un circuito economico e imprenditoriale”. Lo dice il presidente della Fondazione Banco di Sicilia, Gianni Puglisi. Secondo il presidente della Fondazione Bds, socio di Unicredit con lo 0,6%, “la banca può fare da apripista, però rispetto alle potenzialità del mercato africano l’economia siciliana cinguetta e invece potrebbe cancate un’opera lirica”. “La commissione sullo sviluppo della Sicilia che io presiedo – aggiunge Puglisi – può dare alcuni suggerimenti, ma è il mondo dell’impresa che dovrebbe fare di più”. Puglisi cita un esempio. “Durante lo scorso Forum, abbiamo discusso sul progetto di un parco agroalimentare in Africa e lo Zambia ha messo a disposizione un terreno – conclude – Detto questo, le imprese dimostrano, diciamo, un’attenzione molto cauta”.
“La Sicilia può svolgere un ruolo ponte verso il mercato africano, è importante dunque che le banche non spostino al nord i centri decisionali di gestione del credito. Anzi è opportuno che stabiliscano presidi di prossimità per contatti diretti con il territorio e il mondo dell’impresa. Guardiamo quindi con favore a operazioni come la Banca dei territori del gruppo Intesa San Paolo col progetto Intesa Sicilia e alla valorizzazione dei marchi storici, come quello del Banco di Sicilia”. Lo dice Nicola Maiolino, della segreteria nazionale della Fisac-Cgil, che rilancia l’idea della Banca del Mediterraneo, progetto su cui ha lavorato anche il segretario siciliano della Cgil Mariella Maggio e consegnato nei giorni scorsi al management del Banco di Sicilia (Unicredit). “Le banche – aggiunge Maiolino – stanno procedendo alla ristrutturazione delle loro reti, con chiusure e spostamenti di sportelli nelle aree di maggire prospettiva. In Sicilia il Banco Popolare sta ragionando sul futuro degli sportelli della Popolare di Lodi, Intesa sembrerebbe interessata ad alcune filiali siciliane del Montepaschi di Siena, mentre risultano molto attive le banche di credito cooperativo”.
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