Attualità
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15/12/2007 00:00

Inaugurato oggi il Museo del Costume

di Redazione

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E’ stato inaugurato oggi a Scicli il Museo del Costume allestito dall’associazione “L’Isola” nei bassi di palazzo Carpentieri in via Mormina Penna, gli stessi che, da un anno a questa parte, hanno ospitato una mostra permanente sul costume e la cultura materiale.

L’associazione culturale da dieci anni a questa parte ha svolto un capillare lavoro di ricerca etnografica, firma questa significativa tappa culturale in città.

Il museo si compone di sei sezioni che, insieme, offrono al visitatore un quadro sulla storia del costume negli Iblei e, più in generale, in Sicilia, ed è già pronto un laboratorio didattico per le scuole, volto alla conoscenza della storia del territorio attraverso il costume e che, nelle prossime settimane, sarà presentato al mondo della scuola.

Il museo fa parte della Rete Museale Etnografica Iblea, importante organismo intercomunale che ha messo in rete ben oltre nove musei e otto comuni delle province di Ragusa e Siracusa e alla cui costituzione l’associazione culturale “L’Isola” ha dato un importante impulso propositivo.

La Rete è un’organizzazione costituita con apposito protocollo d’intesa nel 2005, raggruppante più di venti tra musei, associazioni ed enti pubblici.

La Rete Museale Etnografica Iblea, primo esempio in Sicilia di collaborazione fra musei, ha anticipato in qualche modo la nuova legge regionale sul turismo e il riconoscimento dei distretti turistici.  Il museo, secondo una tendenza sempre più diffusa, è una istituzione culturale che tanto più realizza le sue finalità quanto più serve il territorio e la comunità in cui è inserito, seguendo principi articolati di gestione che coniugano la conservazione del patrimonio, la sua tutela, la sua offerta in termini di pubblico godimento, la proposta e lettura della civiltà e dell’epoca in cui si inscrive.

Il museo è un momento di proiezione verso il mondo della scuola, verso i più esigenti e interessati visitatori, verso coloro che desiderano trovare un polo di interlocuzione e di occasione culturale dove il patrimonio non è “oggetto di contemplazione estetica o di custodia” bensì luogo di “attive operazioni di organizzazione” del sapere.