Resta vuoto il 26% dei posti
di Redazione
Roma – Nonostante la crisi economica e l’aumento della disoccupazione nel 2010 ci sono una serie di mestieri che restano “introvabili” per le aziende: su circa 550.000 nuove assunzioni previste nell’anno ci sono 147.250 di difficile reperimento (il 26,7%) con una altissima concentrazione nel personale specializzato e nelle figure che operano nelle imprese artigiane.
E così si apprende che mancano installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti ma anche falegnami e cuochi: per le aziende italiane nel 2010 sarà difficile reperire il 26,7% delle figure professionali delle quali hanno bisogno.
I dati sono il frutto di uno studio realizzato dalla Confartigianato che elabora i dati del Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere secondo il quale a fronte per l’appunto di circa 550.000 nuove assunzioni previste per l’anno le aziende avranno difficoltà a coprire oltre 147.000 posti.
Nonostante la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, (in Italia ricorda la Confartigianato nei due anni di crisi economica i disoccupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono aumentati di 216.000 unità) ci sono mestieri quindi per i quali il posto di lavoro è sostanzialmente assicurato e questo avviene prevalentemente per le attività tipicamente artigiane.
Su circa 1.500 nuovi installatori di infissi necessari alle aziende – si legge nella ricerca di Confartigianato – ne mancano all’appello oltre l’83% mentre per i panettieri artigianali (un’attività considerata faticosa soprattutto per gli orari di lavoro notturni a cui si è costretti) è difficile coprire il 39,4% dei 1.040 nuovi posti.
Senza considerare attività comunque richiestissime come ad esempio quella dell’infermiere, la Confartigianato, guardando alle proprie aziende, sottolinea la carenza di gelatai e pasticceri (mancano il 29,1% dei 1.750 cercati dalle imprese) ma anche di sarti e di tagliatori artigianali (manca il 21,9% dei 1.960 specialisti richiesti dalle aziende).
Difficile anche reperire estetisti e parrucchieri (vuoti il 21% dei posti) e falegnami specializzati (mancano il 19,8%).
Meno complicato invece a quanto pare è trovare baristi (mancano il 14,2% dei 7.030 posti disponibili) e camerieri (resta vuoto il 14,1% dei posti offerti dalle aziende). Per i giovani insomma restano poco appetibili i cosiddetti «posti in piedi» ovvero quelli tipicamente manuali e senza una scrivania. Mancano il 13,3% dei 26.900 muratori chiesti dalle aziende mentre per i macellai i posti che restano vuoti sono il 10,3%.
E se come ha sottolineato venerdì scorso il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi (il quale ha assicurato che la cassa in deroga – varata lo scorso anno per estendere gli ammortizzatori sociali alle categorie e alle aziende che non ne avrebbero avuto diritto – sarà finanziata anche per il 2011 e ha promesso che il provvedimento arriverà entro dicembre, anche se prima bisognerà capire quante ore sono state effettiivamente utilizzate quest’anno e quante risorse possono dunque servire per il prossimo), il mercato è ancora «opaco» per quanto riguarda la possibilità di conoscere le offerte delle aziende e i profili disponibili resta quella delle «conoscenze» la strada maestra per entrare in azienda.
Secondo lo studio di Confartigianato – che elabora su questo dati Istat – l’aiuto di amici, parenti e conoscenti è stato determinante per l’ingresso nel lavoro del 55,3% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni nuovi occupati.
La richiesta diretta al datore di lavoro ha riguardato il 16,6% dei nuovi assunti mentre il 6,8% è entrato in azienda grazie a inserzioni sulla stampa e alla ricerca su Internet. Il 6,1% dei giovani nuovi occupati ha cominciato una attività autonoma mentre il 4% di loro si è fatto conoscere in azienda tramite uno stage ovvero un tirocinio. Il 3,8% dei nuovi assunti è stato segnalato dalle scuole e dlle università mentre il 3,1% è passato attraverso una agenzia per il lavoro. I centri per l’impiego pubblici sono stati decisivi solamente per l’1,5% dei nuovi occupati giovani. Sono passati per «altri canali» il 2,9% dei nuovi assunti.
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