Giorgio Bandiera e Giuseppe Scarpata pubblicano i dati
di Redazione
Ragusa – Se il ricorso agli strumenti di ammortizzazione sociale, con interventi di cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria e in deroga è stato al di sotto di tutte le più infelici aspettative per il mese di Novembre 2010, meno 92% di richieste in provincia di Ragusa rispetto allo stesso mese del 2009, il saldo 2010 -con i dati di Dicembre contenuti nel 24 rapporto Uil Cassa Integrazione- per il totale delle ore autorizzate è ancora molto significativo e sintomatico di una crisi endemica che continua a mietere vittime nel panorama industriale, edile, dell’artigianato e del commercio nel nostro territorio. Impressionante è il raffronto con l’ultimo anno “normale”, il 2008. Da ciò non può non rilevarsi una prima considerazione: che la crisi, pur in forme diverse, si manifesta ancora in maniera concreta e che nel 2011 si dovrà fare uno sforzo straordinario per sostenere politiche più complesse e articolate per alleviare il forte disagio occupazionale che investe la nostra provincia, nonostante un decremento nel penultimo mese del 2010 delle ore di CIG richieste dalle aziende.
45 Province hanno visto aumentare, nel mese di Dicembre rispetto a Novembre, le ore di cassa integrazione. Le prime 5 Province con l’incremento maggiore sono: Ferrara (più 538,2%), Ragusa (più 508,4%), Chieti (più 417,6%), Gorizia (più 312,5%) e Viterbo (più 288,2%).
Se da un lato i dati in nostro possesso registrano il minor ricorso in termini assoluti allo strumento principe di ammortizzazione sociale per il mese di Novembre 2010 (9.500 ore autorizzate), dall’altro i numeri statistici di Dicembre ci devono far riflettere e non poco. Ragusa chiude l’anno 2010 con 58.000 ore autorizzate di CIG, che incidono per lo 0.4% su un popolo di 78.000 occupati stabili: circa 300 lavoratori hanno usufruito della cassa integrazione guadagni nel solo mese di dicembre 2010. Rispetto al dicembre del 2009 c’è un calo del 60% delle ore richieste e del numero reale dei lavoratori coinvolti (146.000 ore Dicembre 2009, con 800 lavoratori in CIG).
La minor richiesta CIG del 2010 (951.000 ore autorizzate), seppur leggera rispetto al dato del 2009 (976.000 ore autorizzate), non è legata alla fine della crisi, né a una politica di vero e nuovo sviluppo: a Ragusa è diminuita l’opportunità di lavoro. Se il Nord combatte la crisi dei mercati, ovvero, si produce ma non si riesce a vendere, il Sud -e Ragusa nel particolare- è costretto a fronteggiare una disoccupazione disarmante. I dati del settore edile (vedi Tabella 1), meno 50% ore CIG autorizzate nel 2010 rispetto al 2009, sono la cartina al tornasole del nostro mercato del lavoro. Ragusa è sì in controtendenza rispetto al dato nazionale del comparto edile (+ 20% ore CIG autorizzate e usufruite) con una diminuzione delle ore richieste, ma ciò è vero solo per occorrenze statistiche.
La realtà è ben diversa. La cassa integrazione indica l’opportunità di un lavoro che resiste, che non si arrende alla crisi, che attende tempi e sviluppi migliori. E il lavoro a Ragusa non c’è più. A fronte di un incremento per ore CIG autorizzate, nell’industria e nel commercio (settore produttivo quest’ultimo che a Ragusa sul fronte dell’acquisizione ore di CIG è aumentato in misura esponenziale), il nostro territorio ha registrato, invece, una diminuzione nei restanti settori.
Ovvero, Commercio e Industria nel ragusano reagiscono ai richiami nefasti delle chiusure annunciate, consolidando l’esistente, acquistando gettoni sociali di CIG per investire sul proprio passato piuttosto che sul futuro. Ciò nonostante la precarietà strutturale dei servizi e dei collegamenti che ci collocano sempre più a Sud nella geografia economica del nostro Paese, cui aggiungiamo l’incertezza di un tessuto industriale vecchio e mai rinnovato, e una legislazione d’area che non incoraggia certamente nuovi insediamenti.
Muore l’artigianato, l’agricoltura e l’edilizia, e con essi va via una parte significativa del lavoro, regolare e irregolare, in provincia di Ragusa (1 lavoratore su 4 nel mezzogiorno d’Italia, comparto edilizia è irregolare, uno su cinque in agricoltura). È questa l’unica chiave di lettura del trend CIG 2010 del 24 rapporto Uil.
Giuseppe Scarpata Uilcem – Giorgio Bandiera Uil



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