Cultura
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03/03/2011 23:14

Carmen Consoli: In Italia va avanti chi offre il proprio corpo

Giovani brillanti, ben fornite, intraprendenti e consenzienti

di Redazione

Carmen: "Papi e le cagne di strada"
Carmen: "Papi e le cagne di strada"

Nel video di AAA Carmen Consoli si trasforma in tre donne. Le tre, più

una quarta che è la spettatrice. Casalinga, affascinante bulimica culturale se di cultura televisiva si potesse ancora parlare. Le tre A sono ammiccanti, provocanti, sorridenti. Sono formose e belle. Vendute nel momento in cui si sono messe in vendita, a saldi per diventare giornaliste, modelle, politiche. Prezzi scontati, tanto vale saltare passi e studi. Nel video Carmen Consoli ride e strizza gli occhi alle tre scimmiette, si infila dita in bocca e, nella sottoveste della spettatrice casalinga, mangia tutto quello che trova davanti senza sentirne il sapore. E’ lontana mille anni luce da ognuna di queste donne, per questo le ha interpretate.

 

 

 

 

 

“Questo pezzo l’ho scritto dopo lo scandalo di ‘papi’, ma in realtà non era dedicato al nostro presidente del Consiglio, anche perché lui non deve fare parte della mia vita”, racconta la cantantessa, per poi infervorarsi e spiegare: “La bulimia mediatica, la casalinga che occlude lo schermo con quello che mangia senza fare distinzione tra dolce e salato, è esattamente ciò che ci succede. Il problema è che non scegliamo più, mangiamo tutte le schifezze. Così nel video mi riempio di cose fritte e cremose”.

“Quello che mi preoccupa e che mi ispira è l’impoverimento che stiamo affrontando nel nostro Paese. Il fatto che adesso la priorità delle nostre figlie sia fare le puttane, perché in Italia non conviene più laurearsi, la cultura è bistrattata. Dicono tutti così no? Peccato che da noi i più grandi eroi dell’antimafia, Peppino Impastato per esempio, ci hanno insegnato che la cultura è la sola arma in grado di salvarci dalla mafia”, continua la cantantessa, che nelle sue parole si intravede tutta la rabbia condivisa da milioni e milioni di italiani.

E’ un problema di valori?

Nell’educazione siciliana e matriarcale che ho ricevuto si cresce con l’idea che la donna, in quanto tale, debba fare le cose con una marcia in più. Varcando lo Stretto mi sono stupita di scoprire che non funziona così. Ma il vero problema è l’impoverimento culturale in cui siamo caduti. In Francia i ragazzi fanno tre ore di fila per una mostra di Rauschenberg, com’è giusto che accada in un Paese che consideri prioritario l’investimento sulla cultura». E in Italia, invece? «Siamo orientati e condizionati dagli istinti primordiali…».



 Non mi sono ispirata a Silvio

“Mi ero ispirata invece alla storia di imprenditore che ricattava i politici e organizzava ‘cena e coperta’, escort, era lo scandalo di Arzignano Veneto. Poi ovviamente ho esteso il senso, anzi si è esteso da solo, automaticamente”, racconta.

 

L’intervista di Pucci Attardi

Catania. Ballerina in decolleté, gnocca e senza talento, che fa le moine su un divano accavallando le gambe come Sharon Stone in Basic instinct. Giornalista aggressiva e rampante, tutta trucco e primi piani, che urla senza dire niente. Bionda, appariscente e scollata politica che ripete slogan vuoti. Casalinga sexy, alienata e bulimica. Sono i quattro ruoli di donne in cui ironicamente si cala Carmen Consoli nel video della canzone AAA Cercasi, scritta a quattro mani con Mauro Lusini – passato alla storia per essere l’autore di C’era un ragazzo – e secondo inedito tratto dalla raccoltaPer niente stanca. Un brano nel quale l’artista catanese torna a parlare della mercificazione del corpo della donna, di un mondo maschilista popolato da “ministri degli affari a luci rosse”.
«Tristemente c’è un riferimento alle famigerate “papi girls” e a questa Italia – racconta – Sono quattro caricature assai amare, specchio della tv italiana. In realtà, però, il pezzo l’avevo scritto otto mesi fa e in realtà non era dedicato al nostro presidente del Consiglio, anche perché lui non deve fare parte della mia vita – sottolinea – Mi ero ispirata invece alla storia di imprenditore che ricattava i politici e organizzava “cena e coperta”, escort, era lo scandalo di Arzignano Veneto. Poi ovviamente ho esteso il senso, anzi si è esteso da solo, automaticamente. La canzone vuole essere lo specchio di un Paese maschilista, in cui le donne sono soltanto trofei di caccia e l’uomo è un animale. Sotto accusa non sono soltanto gli uomini, ma anche le donne. Perché il cambiamento deve avvenire prima dentro di noi, dobbiamo cominciare a meritarci il rispetto e allora otterremo i risultati. Perché ci sono donne che hanno vinto Nobel, che sono a capo di sindacati e di governi, che hanno ottenuto risultati senza dover passare attraverso il letto di qualcuno».
Il video – registrato tra Catania e la casa di Puntalazzo – ha registrato un clamoroso e inaspettato boom di contatti on line, richiestissimo da tutte le associazione femminili. Tra l’altro Carmen da qualche mese è stata nominata ambasciatrice dell’associazione nazionale delle volontarie di Telefono Rosa ed è stata anche premiata per il testo e l’interpretazione di Mio zio(nell’album Elettra), storia di un abuso su una bambina e già vincitore del Premio Amnesty Italia 2010. 
«Mi ha meravigliato questo interesse – ammette la stessa Carmen – Forse si fa più attenzione al male quando è conclamato. Tra l’altro di “mignottopoli” e del declino al quale stiamo assistendo io e altri, ad esempio Battiato, ne avevamo già parlato. Potrebbe essere legato ai nuovi movimenti d’opinione, penso a “Se non ora quando”, che sono nati in questi ultimi tempi». 
Carmen, «purtroppo» si rammarica, non ha potuto partecipare alla manifestazione di “Se non ora quando”. «In compenso, per la Festa dell’8 marzo, la mia canzone sarà lo slogan del movimento», annuncia.
Quello che fa infuriare Carmen è la deriva morale e culturale del Paese. «Mi preoccupa l’impoverimento che stiamo affrontando nel nostro Paese. Il fatto che adesso la priorità delle nostre figlie sia fare le puttane, perché in Italia non conviene più laurearsi, la cultura è bistrattata. Dicono tutti così no? Peccato che da noi i più grandi eroi dell’antimafia, Peppino Impastato per esempio, ci hanno insegnato che la cultura è la sola arma in grado di salvarci dalla mafia. Siamo tutti noi con il telecomando in mano, nessuno escluso. La bulimia mediatica, la casalinga alienata davanti al televisore mangiando senza fare distinzione popcorn, patatine, gelato, rappresenta il bombardamento mediatico che subiamo senza capire nulla, senza distinguere. Il problema è che non scegliamo più, mangiamo (vediamo) tutte le schifezze. Così nel video mi riempio di cose fritte e cremose e alla fine offusco lo schermo gettando questo cibo impastizzato sullo schermo».
E’ un messaggio. Un consiglio. Forse sarebbe meglio spegnere la televisione e cercare il nutrimento altrove. «Sì è venuta l’ora di spegnere la televisione. Che non dà più alcuna informazione politica chiara. Oggi le notizie io le trovo su YouTube o sui giornali. Sì, dobbiamo spegnere il televisore e cercare nutrimento nella cultura, quella vera».

Eccola la Carmen Consoli vera. Combattiva. Femmina ribelle. Anticonformista. Irruenta e sanguigna. Vulcanica. Pronta a dedicarsi adesso al suo nuovo progetto, l’album di Alfio Antico, il “tamburo parlante” di Lentini. S’intitola Guten Morgen e sarà presentato in prima nazionale il 31 marzo al The Place di Roma.