Cronaca
|
11/03/2011 12:48

I tombaroli di Camarina piazzavano su internet i tesori della storia

Si presentavano come un'associazione dedita al controllo delle aree archeologiche

di Redazione

Meteo: Ragusa 23°C Meteo per Ragusa
Beni archeologici recuperati e sequestrati
Beni archeologici recuperati e sequestrati

Ragusa – Scoperta dai carabinieri del Nucleo regionale di Tutela del patrimonio culturale un’organizzazione ben strutturata dedita al recupero e alla commercializzazione di reperti archeologici.

Nella rete della sezione specializzata dell’Arma sono finite, al momento, 29 persone, due delle quali arrestate. Si tratta di due piccoli imprenditori del lentinese, entrambi di 45 anni, ritenuti i capofila della consorteria che aveva studiato nei particolari il metodo per eludere sospetti e controlli.
Gli indagati, infatti, si erano costituiti in associazione locale aderente ad Area (Associazione regionale per l’ecologia e l’archeologia) con tanto di tesserini personali. Questo consentiva loro, nel caso di qualche controllo mentre erano all’opera alla ricerca dei reperti, di giustificare sia la loro presenza in un sito archeologico, sia l’eventuale possesso. Ma il loro trucco poco ha funzionato.
I carabinieri delle località in cui i falsi tutori del patrimonio storico andavano a operare, hanno voluto verificare le credenziali esibite dai «ricercatori». E per farlo si sono rivolti al Nucleo specializzato i cui militari, nel giro di poco, hanno accertato che in realtà gli indagati avevano solo costituito la sezione locale dell’associazione, ma senza alcun riconoscimento (e quindi autorizzazione a operare) da parte di Area. Da quel momento i sospettati sono stati tenuti d’occhio. Così da pochi indagati iniziali, tra cui i due arrestati, si è ricostruita l’ampia rete.
Le indagini, iniziate a fine estate 2008, sono durate quasi due anni: per delineare l’esatta estensione del traffico di reperti i carabinieri hanno dovuto lavorare di cesello, non solo registrando spostamenti, attività, recupero di reperti, ma anche il sistema di commercializzazione dei ritrovamenti. Per questo specifico aspetto non sono state sufficienti le intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche un capillare monitoraggio su Internet, attraverso il quale il sodalizio «piazzava» i pezzi ritrovati.
In tutto il periodo di indagini i militari hanno documentato come gli indagati eseguissero con accuratezza il loro «lavoro»: partivano dalle ricerche e scavi clandestini, poi asportavano i reperti dai siti e poi si occupavano dell’immissione sul mercato clandestino. Documentata anche la fittizia appartenenza ad Area e l’utilizzo che ne veniva fatto, portandola a giustificazione delle rispettive presenze in siti sotto vincolo, durante controlli da parte delle forze dell’ordine, con l’esibizione del tesserino dell’associazione.
È stato nel corso della fase d’indagine che i carabinieri militari hanno arrestato i due imprenditori «tombaroli», sorpresi in flagranza di reato mentre erano intenti a saccheggiare una tomba della necropoli greca di Camarina, in territorio ragusano. I carabinieri hanno anche rilevato che se la consorteria operava prevalentemente sul territorio siracusano, di quando in quando si spostava in siti archeologici a scavalco con i territori ragusani e catanesi. Sono state effettuate anche perquisizioni nelle abitazioni e in locali di pertinenza degli indagati, dove sono stati trovati, e sequestrati 24 metaldetector e una «branda», uno strumento per sondare i terreni e localizzare le tombe. La stessa branda fornisce i dati sulla stratigrafia del terreno, indicando in percentuale la presenza di metallo nel terreno.
Sono stati anche sequestrati oltre 250 reperti archeologici tra monete, reperti fittili ed elementi metallici, ritenuti di particolare valore e che sono già all’esame degli esperti della Soprintendenza. 

 

La vendita su internet

Si presentavano come un’associazione dedita al controllo delle aree archeologiche, ma di fatto l’Area (Associazione Regionale per l’Ecologia e l’Archeologia), si è occupata di scavi non autorizzati e di vendita di reperti archeologici.
I reperti sequestrati dai carabinieri del Nucleo regionale di Tutela del patrimonio culturale sono di inestimabile valore, per quanto riguarda il settore numismatico. Le monete recuperate, infatti, sono di varie epoche e fatture, alcune risalenti al periodo greco, altre a quello romano e bizantino fino al periodo dell’alto medioevo.
Anche gli oggetti di ceramica risalgono alle stesse epoche delle monete, e tra queste i militari dell’Arma hanno trovato anche qualche pezzo di natura paleontologica. Tutto il materiale rinvenuto nel corso delle perquisizioni è adesso sotto l’attento studio degli archeologici della Soprintendenza dei beni culturali.
Allo stato attuale, risulta difficile fare una stima economica, il materiale rinvenuto è di notevole interesse archeologico e di certo, se fosse stato immesso sul mercato clandestino della vendita di reperti, avrebbe potuto fruttare anche svariate centinaia di milioni di euro.
Tra le particolarità riscontrate nell’operazione messa a segno dai carabinieri, è che tutti i componenti dell’associazione Area, sono persone che nutrivano una «forte passione» per i reperti archeologici, seppure questi nella maggior parte dei casi risultavano privi di competenze tecniche scientifiche.
L’operazione è andata a buon fine grazie alla lunga attività che i carabinieri svolgono a livello nazionale e internazionale, tramite l’uso e il monitoraggio dei siti web. Sta di fatto che un filone importante dell’inchiesta svolta dall’Arma, è stata la fonte informatica. Internet per gli affiliati dell’Area, secondo le risultanze di questa inchiesta che potrebbe riservare altri colpi di scena, costituiva un mezzo importante per vendere i reperti archeologici. Diversi, infatti, risultano gli affiliati che partecipavano alle aste nei siti per appassionati di archeologia e a quelli in cui era possibile «condividere» attraverso foto e video gli oggetti da «collezionare».
Quella sgominata dei carabinieri è una vera associazione che gestiva rapporti di commercio internazionale e si occupava di smistare reperti in tutto il mondo. Difatti il volume di affari della vendita clandestina di pezzi archeologici è seconda solo alla droga e al traffico illecito di armi.