Attualità
|
18/03/2011 13:19

Il Nucleare alternativo. A che ora è la fine del mondo?

Rinnovabile in Italia vuol dire Idroelettrico e basta

di Giuseppe Savà

Tsunami Giappone
Tsunami Giappone

Il nucleare, si sa, in Italia fa 90! È questione di cabala. Il fotovoltaico, non si sapeva, ma adesso si sa, in Sicilia non fa 90 ma 10.000. E la cabala qui non c’entra proprio nulla.

Novanta è il numero che la smorfia napoletana utilizza per indicare “la paura!”. E il nucleare, si sa, fa paura.

Diecimila sono invece gli Euro che occorrono per spianare la strada all’energia alternativa nell’Isola. Spieghiamo ai lettori che non conoscono i fatti, che nei giorni scorsi in Sicilia  un deputato regionale è stato arrestato per aver intascato tangenti per facilitare installazioni di fotovoltaico nel nostro territorio. Bustarelle da 10.000 Euro.

E il fotovoltaico, non si sapeva, ma adesso si sa, fa denari, 10.000 euro. Appunto!

A noi, comunque, i due numeri, diecimila e 90, occorrono per confrontare le due tecnologie di produzione energia elettrica: Nucleare e Rinnovabile. La notizia degli intrecci affari-politica si commenta da sé.

Premessa: il cittadino per il Piano Nucleare che intende (chissà quando) portare avanti il Governo non dovrà sborsare un centesimo. A pagare l’installazione di centrali nucleari ci penserà lo Stato, e la bolletta della luce per gli italiani sarà, a reattori in esercizio, di gran lunga meno salata dell’attuale; mentre il costo dell’energia alternativa -eolica, fotovoltaica, idroelettrica, da biomasse e cetera- per una produzione risibile e tanto disagiata, già lo paghiamo in bolletta.

Figuratevi quando, fra nove anni, ci sarà da gestire la famosa quota 20 (dal 2020 l’Europa dovrà garantire un produzione di almeno il 20% di energia rinnovabile sul totale prodotto), quanto ci costerà l’elettricità verde! Che poi tanto verde, buona e redditizia non è mai stata. E vi spieghiamo anche il perché.

Sfatiamo dunque il mito delle rinnovabili. Leggete bene i dati e vi renderete conto della mega truffa ai danni della cittadinanza.

Prendiamo ad esame 12 anni di produzione di energia elettrica, dal 1997 al 2009. In Italia le fonti alternative, Idroelettrico (da apporti naturali), Eolico, Fotovoltaico, Geotermico, Biomassa e rifiuti, hanno avuto un incremento (quantità lorda prodotta) del 3% annuo. Siamo passati da 46.000 GWh a poco più di 69.000 GWh. Un gran bel risultato, non c’è che dire. Se non fosse per il fatto che il 70% dell’energia rinnovabile prodotta in Italia (ovvero il 15% della produzione totale di elettricità) è rappresentata dalla IDROELETTRICA! Non ci stiamo inventando nulla, sono dati forniti dall’autorità per l’energia elettrica e il gas.

Produzione di Energia rinnovabile anno 2009, in MW:

Idroelettrico (naturale) 49.138,  71%

Eolico 6.543, 9%

Fotovoltaico 677, 1%

Geotermico 5.342, 8%

Biomassa e rifiuti 7.631, 11%

Avete letto bene? l’eolico e il fotovoltaico, le due tecnologie invasive che hanno stuprato per sempre il nostro paesaggio (basta dare un’occhiata, stringendo il campo al nostro territorio, al panorama dei monti Iblei percorrendo la Ragusa-Catania, per via ordinaria), col tacito consenso degli amministratori pubblici, hanno prodotto nel 2009 solo il 10% dell’energia rinnovabile italiana. Cioè, niente! Rinnovabile in Italia vuol dire Idroelettrico e basta. L’energia alternativa in Italia passa solo ed esclusivamente dall’acqua. Altro che pale e specchi green friendly.

Verrebbe da chiedersi: e tutte quelle pale e tutti quegli specchi che ci stanno a fare? Dalle nostre parti risponderemmo così: si pigliano l’aria! Ed è la verità. L’aforisma siciliano non si sbaglia. Magari non sarà un’aforisma propriamente detto. Ma la sostanza non cambia: le pale e gli specchi si pigliano l’aria e il sole, e non producono nulla. L’eolico e il fotovoltaico hanno solo rappresentato, e rappresentano tutt’oggi, una fonte di guadagno immediato per i politici che sguazzano alla fonte del rinnovabile, e soprattutto per i proprietari terrieri che hanno ottenuto contratti milionari per lo sfruttamento della superficie dei loro campi, da parte di banche d’affari straniere impegnate nella corsa all’oro rinnovabile, per il ritorno (finanziario) degli investimenti (contributi UE e statali) anche senza produrre un solo watt di energia. Una truffa bella e buona. E noi paghiamo il raggiro in bolletta, non dimentichiamolo.

Sfatiamo anche il mito dell’energia rinnovabile “amica dell’ambiente”. Per comparare i dati dobbiamo per forza ricorrere all’installazione virtuale (in queste pagine! state tranquilli..) e temporanea di almeno un reattore nucleare.

Sapete quanto spazio verde occorre per produrre 1.6 Gwh (giga watt ora prodotti da un reattore nucleare di 3 generazione avanzata, che potrebbe coprire il fabbisogno di energia elettrica di due città grandi come Roma o Milano, per almeno 60 anni, occupando una porzione di territorio pari a un terzo di quello impiegato per costruire il centro Ikea a Catania)?

Per avere una produzione da 1.6 GWh, ricorrendo solo ed esclusivamente a fonti rinnovabili quali l’eolico e il fotovoltaico, dovremmo installare qualcosa come 15.000 (quindicimila) ettari di pannelli fotovoltaici (15.000 ettari, per farvi un esempio, corrispondono a 20.000 campi da calcio regolamentari!) oppure 3.000 (tremila) pale eoliche da 2,5 MW (alte quasi 100 metri e larghe almeno 80 mt) disposte una dietro l’altra, in fila indiana, che coprirebbero una distanza di almeno 800 km. Ovvero pianteremmo la prima pala eolica a Scicli e l’ultima a Roma per avere 1.600 MW di energia elettrica rinnovabile. Uno spettacolo! Senza ombra di dubbio.

E le emissioni di Co2? Se vi dico che il nucleare a parità d’investimento consente un risparmio di Co2 quindici volte superiore al fotovoltaico e all’eolico messi assieme, occupando un centesimo e forse meno di superficie del territorio, ci credete? Purtroppo è così: il nucleare conviene anche per abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Incredibile vero?

Ma torniamo al nostro 90! Alla paura del nucleare.

Di nucleare si muore? Negli ultimi 24 anni cento morti (Chernobyl) accertati. Se vogliamo essere pignoli, circa 4 decessi l’anno, dal 1987 a oggi. Quando in Italia circa 3 persone al giorno muoiono, senza avere a che fare con radiazioni e nucleare, per non rispetto delle regole essenziali di sicurezza sul lavoro.

Non se ne conoscono altri. Ma non sappiamo come andrà a finire in Giappone. Anche se i dati delle emissioni radioattive in atmosfera -per distanze dal reattore superiori a 30 km- sono al momento rassicuranti: a Tokyo addirittura la radioattività è di 0.04 msviert. Poco più dell’esposizione a una radiografia in ospedale, o poco meno della quantità di radiazioni che ci becchiamo in un viaggio di sola andata da Catania a Roma in aereo (1 ora a bordo in presenza di sorgenti radiogene che ci permettono di navigare in tutta tranquillità nel cielo).

L’energia alternativa e quella tradizionale hanno determinato molte, ma molte vittime più dell’utilizzo del nucleare. Ma i morti di energia alternativa, si sa, non fanno notizia. L’idroelettrico, ad esempio ha fatto nel 1968 duemila morti in Italia (Vajont); 100.000 sono stati i decessi in Cina negli ultimi 20 anni (3.000 l’anno, a essere precisi, quelli dichiarati). Mentre il tradizionale carbone di vite ne spezza almeno 1.000 l’anno. Dunque, l’impatto “vite zero”, da parte di qualsivoglia produzione di energia, non esiste.

Cosa succede se “esplode” una centrale? Rispondiamo con un’altra domanda: quante centrali nucleari sono “esplose” (tanto per parlare alla pancia, e non alla testa, della gente, utilizziamo termini che spettacolarizzano la rilevanza del probabile incidente in un reattore nucleare) negli ultimi 25 anni? La risposta al secondo quesito è: nessuna centrale nucleare è mai esplosa, così come strillano i media!

Qualora dovesse accadere l’irreparabile, «l’esplosione», non ci sarebbe certamente un’altra Hiroshima. Non vedremmo dunque nessun fungo atomico alzarsi al cielo. Nelle centrali, non dimentichiamolo, si produce energia elettrica. Non si fabbricano bombe atomiche!

Nelle centrali nucleari si utilizza Uranio poco arricchito, o per niente affatto arricchito, in cui la percentuale del fissile (quello che ci dà la reazione a catena, dunque l’energia), moderato con acqua, è piccolissima. Dunque, nessuna “esposione” atomica.

Né potrà ripetersi, nelle centrali di nuova e terza e avanzata generazione, un evento incidentale come quello di Chernobyl, dove la gestione della produzione di energia, fu affidata all’imprudenza e all’incoscienza dell’uomo sin dalla fase di una cattiva progettazione. Accadde l’irrecuperabile, è vero, ma solo ed esclusivamente per “un fattore umano poco ponderato”. Il disastro poteva essere evitato!

Un pazzo, il direttore della centrale di Chernobyl, bypassò 4 allarmi “rossi” per dimostrare ai dirigenti del Partito Comunista dell’Ucraina la propria bravura nel gestire la normale produzione in condizioni di emergenza. Quell’uomo sperimentò sulla pelle del mondo la sua idiozia. E accadde quel che purtroppo conosciamo.

Mi rendo conto che scrivere di Nucleare in 200 righe non è cosa facile. Poiché ogni argomento dovrebbe essere trattato in modo accurato. Ma sul disastro di Chernobyl non voglio spendere nessuna altra parola in più, anche perché sulla tecnologia utilizzata in quella centrale, sulle cause di fusione di quel reattore, troverete in rete e in libreria materiale a sufficienza per soddisfare ogni vostra curiosità.

Spieghiamo anche quel che sta accadendo a Fukushima in Giappone. Entriamo nel merito della questione servendoci di tecnicismi. Cosa è accaduto, e cosa sta accadendo all’interno dei reattori 1-2-3-4 di quella centrale? Sappiamo con certezza che il nocciolo si è fuso in almeno 2 reattori. Ovvero, il combustibile che compone il nocciolo (l’uranio) all’interno del reattore è andato in meltdown, letteralmente, in colata. Si è fuso. Quello che i giornali definiscono “fusione del nocciolo” non ha nulla a che vedere con la “fusione nucleare”. Quella che fa 90! Per davvero.

Il combustibile all’interno dei reattori, in caso di eventi incontrollabili, (temperature altissime all’interno reattore, ad esempio) può solamente sciogliersi, si squaglia, si scioglie, dunque cola nel basamento del reattore. Potrebbe il sarcofago che contiene il combustibile non reggere alle alte temperature e dunque rompersi, ma i tecnici giapponesi stanno facendo di tutto per raffreddare il contenitore del combustibile. E al momento, a 7 giorni esatti dal principio dell’emergenza, il contenitore del nocciolo ha retto alle altissime temperature: non si è rotto. Se fosse avvenuta la tanto temuta, e già data per scontata da molti media, «esplosione» allora ci sarebbe stato l’allarme «vero» di contaminazione nell’ambiente.

Ma anche qui dobbiamo andarci con le dovute cautele. Gridare al livello di radiazioni oltre la norma (con i dati rilevati in testa ai reattori 1-2-3 e 4, ovvero alla fonte del combustibile) non ha senso, fa solo spettacolo, serve ai giornalai per tirare qualche copia in più, e basta. Dobbiamo chiederci dove si è registrato quel livello alto di radiazioni, quanto dura l’esposizione dell’uomo alla contaminazione. E via discorrendo.

La centrale di Fukushima ha resistito a un terremoto di 9 gradi Ritcher e contestualmente a uno Tzunami, con onde di 10 metri d’altezza, disastroso. Credo che chi ha progettato quella centrale si sia fermato nel calcolo degli indici di “tenuta”, adattamento (la sicurezza) della struttura nella previsione di eventi incidentali esterni, a qualche grado Ritcher al di sotto dei 9 rilevati per il sisma dell’11 Marzo, e a qualche metro in meno per la grandezza delle onde in caso di Tzunami.

Eppure la centrale è ancora lì. Nonostante le onde del mare alte 10 metri d’altezza che hanno devastato e mutato la morfologia di un’Isola intera, e un terremoto impressionante di 9 gradi Ritcher.

Stiamo ancora parlando dell’uomo che a Fukushima cerca in tutti i modi di contenere eventuali contaminazioni “allargate” nell’ambiente. Dunque la situazione, seppur grave e imprevedibile, è al momento sotto ogni controllo.

Il combustibile si è fuso? Se viene accertata e confermata questa ipotesi (fusione del nocciolo) il reattore verrà inscatolato in una colata ulteriore di cemento armato. Sigillato per sempre. È l’ultima delle procedure standard, vale per tutti gli insediamenti a rischio d’incidente nucleare, contemplata nelle OSS (operative safety and security procedures) per mettere in sicurezza la centrale, preservare l’ambiente, tutelare la popolazione.

E se il basamento ha sopportato il sisma dell’11 Marzo, lo Tzunami, e le altissime temperature per mancanza di acqua di raffreddamento, ovvero, si è mantenuto integro dinanzi all’impossibile e all’imprevedibile, non ci sarà nessun danno per la popolazione, nessuna contaminazione per l’ambiente.

Le centrali nucleari di nuova e avanzata tecnologia sono sicure, è vero. Lo sono anche quelle vecchie di seconda e avanzata generazione ben gestite e attenzionate, proprio come quelle di Obama negli States.

Ma la domanda che ci dobbiamo porre è un’altra.

Davvero l’Italia ha bisogno di ulteriore energia per soddisfare la domanda interna? Se occorre stabilità energetica e il watt in più per lo sviluppo industriale del nostro Paese, allora potremmo puntare seriamente sul nucleare. Ma la deindustrializzazione italiana, che marcia inesorabilmente al ritmo di chiusure e delocalizzazioni quotidiane delle produzioni, da vent’anni a questa parte, non giustifica per nulla l’idea di sviluppo, dunque, il nucleare. Allora, che si continui ad acquistarla dalla Francia l’energia nucleare. Sicura, pulita, stabile e a impatto zero. Perché noi, nel nostro cortile, non vogliamo correre rischi.