La lettera di Sandro Foresto
di Sandro Foresto


Venezia – Ho assistito alla “cavalcata” di sabato. Era la mia seconda volta con quella dell’anno scorso.
Capisco lo sconcerto e la delusione di tutti per la mancata bardatura di quest’anno, ma confesso che mi è, paradossalmente, piaciuta di più la “non-edizione” di quest’anno che non la sfilata dell’anno scorso.
L’anno scorso ho avuto un’impressione di rigidità che non riuscivo a collocare nell’idea che invece ho della Sicilia e di Scicli che è tutta movimento, agilità, destrezza, vita.
Ho come l’impressione (ma è un incompetente e sprovveduto totale che parla) che le bardature siano diventate con gli anni rigide corazze, sotto le quali potrebbe anche non esserci un cavallo: un trattorino meccanico farebbe quasi la stessa figura.
Gli elmi spropositati che sovrastano le teste dei cavalli si fanno sempre più enormi e complicati. I disegni non hanno la spontaneità di una antica tradizione, ma sembrano quadri fatti a tavolino. Forse è anche questa la ragione che i costi delle bardature si sono alzati così tanto, come lamentano i bardatori. Sembra una corsa a chi fa le cose sempre più complicate, ardite, sproporzionate.
E poi l’anno scorso, quella sfilata in piazza Italia, con le battute insulse del commentatore al microfono mi davano l’idea di una sagra paesana improvvisata, senza storia, senza passato.
Quest’anno ho visto la disordinata vitalità di un popolo di cavalieri, la bellezza di cavalli maestosi, l’ardita eleganza del trotto dei cavalli a me sconosciuta.
So di dire delle scemenze a chi ha fatto della bardatura una vera arte e una passione, ma lasciatemi esprimere questa impressione: forse bisognerebbe ritornare un po’ all’atmosfera di un tempo, quando tutto era più spontaneo e non attrazione turistica.
Se San Giuseppe diventasse una attrazione turistica, si rovinerebbe tutto. Fate attenzione: non fate della cavalcata una sagra turistica. Sarebbe la fine della bellezza della festa e Scicli perderebbe il proprio fascino. Il fascino della verità e della spontaneità.
Foto Gianni Mania
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