Attualità
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28/03/2011 00:45

Far passare il tempo in carcere, facendo Yoga

Solo per donne

di Redazione

Yoga
Yoga

Enna – Da oltre un mese la pratica dello Yoga ha varcato la soglia del portone della casa circondariale di Enna. Un progetto, destinato alle sole detenute, promosso dall’International Inner Wheel di Enna, presieduta da Pieralisa Rizzo. Una disciplina che può aiutare le donne recluse non solo ad allentare la tensione che si accumula dietro le sbarre, ma anche ad intraprendere un cammino futuro sereno. Il carcere di Enna, diretto da Letizia Bellelli, è tra i pochi in Italia che ha accolto favorevolmente l’iniziativa.
Un’ora di lezione alla settimana, il sabato mattina, che a partire dal prossimo mese di aprile diventeranno due, condotta dall’insegnante Anna Lo Grasso, presidente del Centro Yoga Atman di Enna che si è diplomata presso il centro internazionale di Yoga Sivananda Vedanta, in Austria, approfondendo, dal 2004, la pratica dell’Ashtanga Vinyasa Yoga con il maestro spagnolo Luis Fernandez.
Nel raccontarci il progetto carcerario ci ha subito detto: “Ho accettato di portare lo Yoga in carcere, proprio perché in mente mi è venuta la frase dell’attuale mio maestro di Yoga, quando mi disse che aveva conosciuto questa disciplina, molti anni fa, in cella. Devo dire – continua l’insegnante Lo Grasso – che vedere per la prima volta l’interno di un carcere è stato un impatto forte. Alcune detenute hanno subito lavorato, qualche altra ha ascoltato e osservato in silenzio. L’esperienza più significativa, sin dal primo giorno, è stata nell’aver fatto rilassare profondamente le detenute”.
“Un momento di felicità l’ho avuta quando, al termine della lezione, una detenuta mi ha detto testuali parole: “Stavo volando, mi sentivo bene, la sensazione era quella di trovarmi al di là delle mura del carcere “. Ecco, in quel momento mi sono sentita appagata, felice, perché ho capito di aver trasmesso qualcosa di positivo ad altre persone. Io penso – conclude la Lo Grasso – che mettere a disposizione l’amore per lo Yoga, ritagliare un pò di tempo per aiutare gli altri, significa dare un senso alla vita”.
Insomma, sentirsi appagati nell’aiutare, in questo caso, chi sta attraversando un periodo di sofferenza è un sentimento che può trasmettere anche la pratica dello Yoga. Questo sentiero spirituale, che significa unione di corpo-mente e spirito-, come lo definiscono i grandi maestri, è stato introdotto in pochi carceri italiani solo da qualche anno. All’estero invece alcune esperienze sono già consolidate. In Inghilterra, a Oxford, è nata una scuola di formazione per insegnati che aspirano a lavorare nelle carceri. Gli effetti raggiunti sono stati di tipo educativo e psicologico. Per la Lo Grasso, quella di insegnare Yoga in carcere, può essere definita una nuova sfida, il cui fine è anche quello di permettere alle detenute di Enna di acquistare maggior fiducia, per avere un futuro oltre le sbarre.