Nel capoluogo e a Vittoria il ritorno dei santini elettorali
di Giuseppe Savà

Ragusa – «U cavaddu ‘ bonu » diceva di essere lui, Omero. Omero Antonio, classe 1953, Catania.
Un pubblicitario poeta che si candidava con Di Pietro e aveva invaso la città di santini elettorali con un ronzino ridens.
Correva l’anno 2005 e Catania si apprestava a rieleggere Scapagnini sindaco, sì, quello che poi sarebbe stato miracolato da Padre Pio più che dalla farmacopea.
Difficile che qualcuno a Ragusa o a Vittoria riesca a eguagliare le gesta Omeriche di Antonio, ma sta di fatto che a Ragusa i candidati al consiglio comunale potrebbero essere circa 600 a fronte di 30 posti disponibili, e a Vittoria forse altrettanti, a fronte di 25 scranni.
Neanche fosse un impiego a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione.
Per la cronaca, Omero, che pure riteneva di esser il cavallo giusto, non ce l’ha fatta.
Si è dato alla poesia, per quanto altri avessero suggerito l’ippica.
E ci ha regalato così liriche degne dell’avo cieco:
“Sicilia, terra di focu,
fatta di suli, di mari e d’amuri,
‘ncanta lu sognu di lu piscaturi,
‘ca nesci di notti a vasari lu pisci,
pisci friscu ‘ca balla ‘na tavula
cuntentu di esseri friutu”.
“Nunc est bibendum”, diceva Orazio.
Quinto Orazio Flacco.
Buon voto a tutti.
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