Cronaca
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07/04/2011 17:30

La morte misteriosa e unica di Majorana. Riaperto il caso

Dopo 73 anni

di Redazione

Ettore Majorana
Ettore Majorana

 Roma. Genio in vita, genio dopo la morte. Qualunque cosa abbia architettato – suicidio o fuga felice – Ettore Majorana continua a far parlare di se. Paradosso della storia o vicenda «archeogiudiziaria», in questi giorni la procura di Roma ha riaperto l’inchiesta sulla sua scomparsa: esattamente 73 anni dopo.
Il fantasma e il suo mistero aleggiano nelle aule di giustizia e i carabinieri del nucleo investigativo di Roma ascolteranno il testimone che in un’intervista televisiva ha detto di aver visto il fisico catanese (classe 1906) a Buenos Aires. La Procura di Roma, come anticipato ieri da «Il Tempo», ha aperto un’inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani. E per fare luce sul giallo entreranno in campo anche gli uomini di una squadra del Nucleo investigativo dei carabinieri, diretto dal colonnello Bruno Bellini, lo stesso che ha fatto luce 20 anni dopo su un altro cold case meno lontano nel passato ma intricato, il delitto dell’Olgiata. A questi sei marescialli spetterà il compito di scavare nella vita del fisico catanese.
Di recente, di quell’individuo magro e bruttino scomparso dopo aver ritirato tutti i propri averi e munito di passaporto, in un presunto viaggio in piroscafo da Palermo a Napoli, ne ha parlato un ex ispettore, riaprendo appunto la pista argentina, dove lo avrebbe incontrato negli anni della seconda guerra mondiale. I carabinieri stanno verificando la fondatezza delle sue dichiarazioni. Della vicenda si è parlato anche in una puntata di «Chi l’ha visto»: fu intervistato un italiano, emigrato in Venezuela a metà degli anni cinquanta, il quale espresse il convincimento di aver frequentato a lungo Majorana, anche se questi non gli avrebbe mai rivelato la propria identità.
L’ipotesi paventata da questo ex ispettore di polizia non è nuova. Nel suo approfondito libro «Il caso Majorana», il fisico Erasmo Recami, forse per primo, parlò di più persone che in Argentina avevano incontrato il più brillante dei «ragazzi di via Panisperna». Un cameriere vedendolo scrivere formule su un tovagliolino gli confessò di aver visto fare quello stesso gesto, ripetutamente, a un cliente abituale, un certo Ettore Majorana. Amici dello scienziato sostennero la stessa cosa ma poi ritrattarono o preferirono non tornare sull’argomento.
Dalle indagini seguite alla scomparsa si accertò che Majorana era stato a Palermo due giorni e da lì era partito alla volta di Napoli. Un marinaio testimoniò di averlo visto in cabina mentre il piroscafo entrava nel golfo di Napoli, un altro testimoniò di averlo notato a poppa dopo Capri non molto prima dell’attracco al molo di Napoli. L’ipotesi che trovò più credito tra gli amici fu che egli si fosse buttato in mare, ma il mare non restituì mai il suo corpo. 
Sul caso tornò Leonardo Sciascia che sul mistero che avvolge la morte di Majorana costruì uno dei suoi romanzi, andando oltre la cronaca e scavando dentro l’anima dell’uomo. «La scomparsa di Majorana» uscì nel 1975, e in esso Sciascia sceglie la libertà di prestar fede all’ipotesi del ritiro assoluto, del silenzio da parte del giovane fisico, piuttosto che credere alle altri banali soluzioni, compresa quella del suicidio. Majorana, secondo l’ipotesi dello scrittore, potrebbe aver calcolato la potenza dell’energia atomica qualche mese prima che l’avvenuta scissione dell’atomo fosse resa nota e ne giustificasse l’immaginazione. Il presagio di un orrore imminente potrebbe aver angosciato la sua coscienza in un conflitto interiore che l’avrebbe indotto a scomparire. Pertanto la sua scomparsa non sarebbe altro che il rifiuto dello scienziato, non l’oscura disperazione di un nevrotico.
Di recente, invece, è comparsa una foto del 1950 che ritrae un uomo con gli occhiali scuri accanto al nazista Adolf Eichmann su una nave diretta – anche questa – a Buenos Aires. Per Giorgio Dragoni, storico della fisica all’università di Bologna, si tratta di Majorana. Erano anni duri, molti scienziati passarono a servizio dei peggiori ceffi e dittatori. Ma è difficile lo abbia fatto anche lo scienziato catanese: lui, che a quest’ora è anagraficamente morto, se la riderebbe, distaccato e geniale, in anticipo perfino su Heisenberg. Enrico Fermi, competitivo e pragmatico, quasi se ne ammalò di questa sua strafottenza. Figurarsi se poteva vendersi per una manciata di soldi e una effimera gloria.