Cultura
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10/04/2011 15:41

Antonio Caprarica: A Napoli i camorristi diventavano commissari di polizia

"C'era una volta in Italia: in viaggio tra patrioti, briganti e principesse nei giorni dell'unità".

di Redazione

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Antonio Caprarica e Peppe Savà
Antonio Caprarica e Peppe Savà

Ragusa – Tantissima gente a Villa Dipasquale per seguire l’escursus di Antonio Caprarica (il capo ufficio di corripondenza Rai di Londra) sulla sua ultima fatica letteraria: “C’era una volta in Italia: in viaggio tra patrioti, briganti e principesse nei giorni dell’unità”. Tantissima gente che ha onorato lo sforzo organizzativo della delegazione iblea dell’Accademia della cucina, del Lions Club e del Soroptimist Club. 
Ed è stato un vero piacere seguire la “cavalcata” dell’oratore (fra l’altro accademico onorario della Cucina italiana a Londra) che ha esordito con un prologo patriottico («Ogni volta che torno in Italia scopro un nuovo tesoro; questa volta ho scoperto lo straordinario tesoro di Ragusa Ibla») ed ha quindi sfiorato appena la presentazione del libro; con scrupolo rigorosamente cronistico, e con stile fluido ed accattivante, ha riferito della “storia materiale” del Risorgimento, degli anni che hanno determinato l’Unità d’Italia”, un Paese estremamente povero, «se si considera che il reddito medio degli italiani era la metà di quello degli inglesi e un terzo di quello dei francesi».

«Una razza, l’italiana, divisa dal censo e dalla fame: una parte (il popolino) mangiava il pane nero raffermo, una parte (quella privilegiata) mangiava il pane bianco; e la pasta era un privilegio dei ricchi. Basti pensare che Francesco II° (Franceschiello), che amava tanto la pasta, veniva chiamato “lasa” (lasagne). E a Napoli i cadaveri dei poveri finivano all’istituto di anatomia perchè le famiglie non avevano i soldi per poterli sotterrare…». 
Detto delle condizioni di estremo disagio in cui nel 1861 si trovava il nostro Paese, Caprarica è passato a ricordare gli ostacoli incontrati per arrivare all’unità d’Italia, la scomunica del papato per chi si sarebbe recato al voto, la reazione dei marxisti, le storie “atroci” attorno alle gesta dei garibaldini, la stretta fra crimine e istituzioni («è stata la camorra la più antica organizzazione crminale e, per combatterla, a Napoli i capi camorristi diventavano commissari di polizia…». E in quei primi anni dopo l’unità, l’arresto, la repressione, erano il filo di ferro che teneva unito il Paese.
Dopo aver riferito anche del ruolo delle principesse, ma anche delle donne del popolo, Antonio Caprarica, compone, con documentazioni storiche, un quadro veritiero dei 150 anni dell’unità, e lancia quindi (dopo aver ricordato la ingratitudine storica dei Savoia, con particolare riferimento a Garibaldi e ai garibaldini) un appello alle giovani attuali generazioni. «Noi siamo un popolo meraviglioso ma di scarsa memoria. Gli stranieri, malgrado tutto, continuano adamarci e continuano ad essere incantati delle bellezze della nostra bell’Italia, e non riescono a capire le nuove lacerazioni fra Nord e Sud. Speriamo fermamente che questa Italia resti tutta intera per tantissimi anni a venire. Ciò facendo affidamento nei nostri giovani e nel loro ritrovato spirito patriottico».