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di Luca Ciliberti


Roma – “Tutto il resto è giorno dopo giorno/e giorno dopo giorno è/silenziosamente costruire/e costruire è/sapere e potere/rinunciare alla perfezione/ti stringo le mani/rimani qui/cadrà la neve/a breve”. La strofa di Costruire oggi appare profetica. Assume significati differenti, diversi da come era stata scritta e immaginata.
E’ lo stesso Niccolò Fabi, che l’ha partorita e incisa in un disco del 2006 a confermare che in quest’ultimo anno è diventato un brano simbolo, un inno all’amore che non c’è più: «Mi rendo conto, oggi più che mai, che il mio pubblico non mi permetterebbe mai di uscire dal teatro senza aver cantato questa canzone che, tra i versi, racconta la mia nuova anima».
A meno di due anni dall’album di Solo un uomo, da lui stesso definito «un nuovo inizio, una nuova vita», e dopo il progetto benefico Parole di Lulùideato e realizzato con Medici con l’Africa Cuamm, Niccolò Fabi torna sul palco con un nuovo live, che arriverà a Scicli il 20 maggio.
E’ soprattutto la prima tournée a un anno dalla scomparsa di sua figlia Olivia, morta all’età di due anni a causa di una meningite fulminante.
«Ho scoperto che il dolore non ha una connotazione positiva o negativa, è un’energia, una forza che ti permette di fare cose imprevedibili. La perdita di un figlio è il dolore più intenso che una persona possa vivere – racconta oggi Niccolò – Il dolore ti fa arrivare al limite, hai la sensazione di aver bucato la pelle. Sento dentro di me una forza incredibile, quasi invincibile. Credo mi venga dall’aver meno paura della morte. L’ho già vissuta, d’ora in poi so che non è solo separazione, ma anche un ricongiungimento. E quando si tocca quel livello, tutto il resto fa sorridere, per quanto importante. Se una paternità stravolge tutto, s’immagini cosa può fare la perdita di un figlio».
Il tour primaverile lo vedrà, per la prima volta nella sua carriera, da solo sul palco per un concerto essenziale e intenso, in cui cade l’ultimo velo che separa il musicista dai suoi ascoltatori. «Mi sono complicato la vita in un momento in cui ne avrei potuto fare tranquillamente a meno. Dopo quello che ho passato la gente mi è stata accanto e durante gli spettacoli avverto oggi tutto il loro affetto. Sarei potuto salire sul palco senza cantare e avrei riempito ugualmente il teatro. Invece, come nel monologo per un attore, ho scelto questo momento per prendermi la responsabilità personale più grande e rischiosa: quella di offrirmi nudo senza protezione di fronte a chi mi ama».
Per gli amanti della sua musica, poi, Fabi promette: «Per la scaletta ho attinto da tutti i miei dischi a partire dal 1997, scegliendo tra le canzoni minori e meno conosciute del mio repertorio».
Cantautore laureato in Filologia romanza, Fabi non può fare a meno di riflettere sui tempi che sta vivendo la cultura: «Ci stiamo avvitando in una spirale verso il basso, anche i giovani hanno difficoltà a fare emergere le proprie idee perché alla base manca la preparazione di base. Basti pensare che un teenager di oggi possiede la metà del vocabolario di un mio coetaneo».
La Sicilia
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