Il governatore è sicuro di se
di La Repubblica

Presidente Lombardo, il Pd considera quasi esaurita la fase dell’appoggio al governo tecnico. A questo punto teme una crisi o si prepara a cambiare la giunta per la quinta volta?
“Il partito democratico è un importante alleato sia per l’apporto quantitativo che soprattutto per quello politico: insieme abbiamo voltato pagina e avviato un processo riformista serio. Non posso che rispettare questa presa di posizione”.
“Rispettare” significa tutto e niente.
“Beh, ci incontreremo e faremo una riflessione. Anche prima delle amministrative”.
Il Pd vuole verificare se ci sono le condizioni per un’alleanza politica.
“E io dico che l’idea di un’alleanza che duri e che si organizzi per le prossime elezioni è fuori discussione. Ci lavoriamo da tanto tempo”.
Il perimetro, come dicono i vertici del partito democratico, deve allargarsi sino a ricomprendere la sinistra cosiddetta alternativa?
“No, Sel e Italia dei valori non sono compatibili con l’autonomia né con il Terzo Polo. Il resto, ovvero un’alleanza fra Pd, Udc, Fli, Api e Mpa, in Sicilia c’è già”.
Si aspetta, in realtà, il test delle amministrative per capire se questo rapporto si può consolidare.
“Immagino che i leader del partito democratico vogliano attendere l’esito delle elezioni nel resto d’Italia, da Napoli a Milano. Perché nell’Isola non si può guardare al voto come a una prova del nove. Alcune scelte sulle alleanze, per noi, sono state quasi obbligate. Difficile, per l’Mpa, fare cose diverse a Vittoria o a Ragusa. Ma non diamo valore politico ad alcune intese locali”.
Parentesi: a Vittoria avete abbracciato un comunista di lungo corso, l’ex assessore regionale Francesco Aiello.
“Aiello è una persona che stimo da 25 anni, lui rappresenta la vera sinistra autonomista. È un grande capopopolo. Insomma, ci siamo ritrovati facilmente su un progetto lineare. Nelle altre realtà, da Bagheria a Terrasini, regnano le divisioni”.
L’alleanza politica fra Terzo polo e Pd può portare a un governo politico prima dell’estate?
“Non lo escludo. Lo spartiacque sono le riforme”.
La soluzione sarà magari il governo poli-tecnico, come lo chiama lei, composto per metà da politici e per metà da tecnici?
“Ah, quella era una battuta. Però certo, ad alcuni esterni non rinuncio. Non faccio nomi, ma nella mia giunta c’è chi, per dimensione della loro azione e sensibilità, batte i politici di lungo corso. A qualche assessore manca invece la capacità di vendere bene la propria merce, una dimensione popolare”.
Ferdinando Latteri propone un governo istituzionale composto dai capigruppo di tutte le forze politiche presenti in Assemblea.
“Mi spiace dirlo, ma con Latteri non parlo da settimane”.
Rimane un giudizio sul suo governo, da parte del Pd, che riporta “luci e ombre”.
“Si può fare di più. Ma solo un mese fa abbiamo fatto due leggi, quella sulla semplificazione la riforma elettorale per gli enti locali, assolutamente degne di nota. L’applicazione delle riforme, in Sicilia, è un po’ complicata. E abbiamo dovuto fare i conti con un atteggiamento ostile da parte del governo nazionale”.
Seconda parentesi: un governo che da oggi e venerdì sarà presente in forza a Palermo alla riunione del Ppe. Lei non è stato neppure invitato.
“Lo considero un grande sgarbo istituzionale, una gaffe degli organizzatori e del Ppe, al quale sono stato iscritto per 9 anni. Forse qualche ministro non mi voleva”.
Torniamo alla Finanziaria regionale, a una legge priva di qualsiasi norma di riforma…
“D’accordo, dalla Finanziaria mi aspettavo di più. Ma è vero pure che rischiavamo di fare indigestione di nome. Il fatto è che volevamo mettere dentro troppe leggi di settore”.
Sull’intero percorso pende l’incognita di un eventuale rinvio a giudizio da parte della magistratura catanese. Il Pd fa sapere che, in questo caso, ritirerà l’appoggio alla sua giunta.
“Non potrà esserci il rinvio a giudizio”.
Opterà per il rito immediato, che farebbe saltare questo passaggio?
“I miei avvocati non hanno ancora deciso. Io rammento le dichiarazioni del procuratore che a novembre disse che non c’erano elementi per condurre l’accusa. Ho visto gli atti che sono stati aggiunti, ammesso che siano stati correttamente raccolti. E ho letto delle dichiarazioni del pentito, di Ercolino l’attacchino, mi sono pure divertito. Questo signore dice che avrei pilotato gli appalti nisseni a favore di Cosa Nostra. Ma ne indicasse uno… “.
C’è un’informativa del Gico della Guardia di Finanza che parla di movimenti di denaro dall’estero e per l’estero “non in linea con il profilo economico dell’indagato”.
“Anche qui, c’è da ridere. Di cosa parlano, del mio stipendio da eurodeputato? O dei bonifici effettuati su Dorotheum, una casa d’aste dove ho comprato quadri del ‘600 e del ‘700 e una quarantina di fucili?”
Fucili?
“Sì, fucili da collezione che tengo nella cassaforte di Palazzo d’Orleans, perché lì sono vigilati costantemente. La mia abitazione di campagna non è abbastanza sicura. Insomma, buttino pure il fango che vogliono. Possono dire che ho incontrato i diavoli e i santi. Non ho la presunzione di accostarmi ai secondi, di certo non ho corteggiato i primi”.
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