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14/02/2008 10:48

Giampaolo Schillaci: Scicli, la facciata e le bici

di Redazione

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Gentissimo Bellia,

 

Ringrazio per le segnalazioni sul tema, che andrò a compulsare quanto prima. Per la facciata, mi chiedo se possa essere stata frutto (sgorbio) di una umile ammissione dell’impossibilità a competere con quanto le stava accanto. Se questa è benevola ipotesi di dubbio, è certo che ogni amico visiti la piazza rimane immancabilmente colpito allo stomaco, e persino io, che ormai la frequento da anni e anni, non riesco in alcun ad assuefarmi alla incomprensibile bruttura. Demolirla per un parcheggio?

 

Di parcheggi ve ne è bisogno, lo dice uno che quando può “sale” al lavoro da Scicli a Ragusa in bici con ricambi in una borsa e le carte in un’altra (poco meno di un’ora e mezza, tempo al quale devo aggiungere quindici minuti per il cambio vestiti e un minimo di lavaggio personale in strutture colpevolmente prive di ogni comfort verso il ciclista). Se andare in bici, per montagne o al lavoro, è frutto di passione che può appartenere soltanto ad alcuni di noi, andare in bici deve essere il frutto di raziocinio, perché le ragioni sono tantissime. Raziocinio non tanto e non solo del ciclista stesso, ma della società di cui fa parte. Passiamone in rassegna alcune.

 

Dal tempo risparmiato (lo dimostra ogni anno il “premio tartaruga”, dove in città il ciclista arriva prima del motociclista e dello scooterista (non parliamo nemmeno di auto e di bus), alla salute (50% in meno di rischio coronario), e poi lo spazio (come lei stesso osserva nel suo articolo), l’energia (chi lo direbbe che l’energia spesa pro capite è minore per il ciclista che per uno dei tanti passeggeri di un autobus viaggiante a pieno carico?), per non parlare del rumore zero, delle zero vibrazioni, delle zero emissioni, del tempo stress zero mentre gli automobilisti sudano e ruggiscono bloccati in fila o cercando parcheggio.

 

E i vantaggi della bici devono essere veramente notevoli – individuali, sociali, d’impresa – se persino le case automobilistiche premiano i dipendenti che la usano e lasciano a casa l’auto! (… non in Italia, ovviamente). E se gli investimenti a favore dell’impiego della bici sono ingenti (parcheggi per bici specie in prossimità delle stazioni ferroviarie, treni e bus abilitati al trasporto, piste ciclabili che sono vere e proprie strade dedicate a questo mezzo, passerelle leggere sui canali e costosi ponti sui fiumi, etc). Insomma, la bici conviene a tutti e i ciclisti vengono spesso premiati dalle aziende dove lavorano. Allora perché da noi questo non accade? Non voglio lanciarmi in disquisizioni sociologiche, come quelle tipo “la bici come mezzo povero”, specie nel meridione, probabilmente fondatissime.

 

Ma penso anche alla presa per i fondelli che il nostro povero Paese, e noi con lui, ha dovuto subire a favore degli autoveicoli, se è vero che non solo la bici, ma pure il treno e in generale lo stesso trasporto pubblico sono in enormi difficoltà. Per favore, pensiamo un attimo ad un irripetibile comprensorio barocco come quello in cui ci troviamo: Vittoria, Comiso, Ragusa, Modica, Scicli, Noto, Avola, Siracusa, tutti collegati da una ferrovia che potrebbe essere una vera metropolitana e che non porta nemmeno passeggeri, figuriamoci le bici!

 

D’altro canto, qualcuno ha scritto che il trasporto pubblico che lega le città è in crisi proprio perché dentro le città non ci si muove più, e che la conseguenza di ciò è che la gente preferisce spostarsi con la propria auto, dove almeno ascolta la radio, o dalla quale telefona, o avanza “protetto” dal condizionatore sparato a 1000, seppure a passo d’uomo.

 

Pensiamo allora alla incomparabile efficacia del treno (o bus) più bici, propria o noleggiata alla stazione di arrivo in città; e torniamo al parcheggio sciclitano per pensarlo in periferia e meglio ancora se scavato sul fianco di una cava, in una città ricca di vicoli dove si possono istituire – e si devono istituire – “zone trenta”, “zone a traffico controllato”, “aree pedonali”.

 

Solo chi non va in bici dice che non è possibile andarci (e non sa cosa si perde), ma neanche possiamo muoverci sull’onda filo – bici – anarcoide e non so perché, mi verrebbe da aggiungere “post – sessantottina”. Dopo tanto accordo, forse su qualcosa non coincide il nostro pensiero: andare in bici non è un atto di fede, non richiede alcuno spirito anarcoide e nemmeno sta nella “libertà” della capigliatura al vento. E’ un atto complesso, frutto di scelte politiche e tecniche razionali e perseguite nel tempo. E che dobbiamo fare il possibile affinché lo siano, senza creare, perchè non ve ne è alcun bisogno, “nuove “caste” e separazioni fra gli utilizzatori dei veicoli a ruote. Che la bicicletta “vinca” la sua battaglia facendo breccia nell’ignavia dei suoi detrattori con il silenzio dei suoi ingranaggi, la tenacia dei suoi utilizzatori giornalieri, l’evidenza dei risultati che il suo impiego genera a favore di tutti, anche di chi non la userà mai.

 

Un caro saluto

Giampaolo Schillaci

Residente a Scicli

Presidente del Coordinamento Associazioni FIAB Regione Sicilia

FIAB-onlus.it