I poveri si sono già venduti tutto, oggi è il ceto medio che cede i gioielli di famiglia
di Redazione
Roma – In una congiuntura economica critica per una serie di fattori – dall’inflazione che sfiora ormai il +9% annuo al caro energia e carburante – sono sempre di più gli italiani spinti a vendere i gioielli di famiglia: bracciali, orologi e più in generale oro, le cui quotazioni in questi giorni sono salite a circa 1.700 euro l’oncia, 55 euro il grammo. La conferma arriva dai Compro oro rappresentati da Nunzio Ragno, presidente di Antico – Associazione nazionale tutela comparto oro – che abbraccia numerosi operatori dediti alla compravendita dei metalli preziosi iscritti all’Organismo agenti e mediatori.
“L’aumento delle persone che si rivolgono ai Compro Oro oggi è tra il 20 e il 30% rispetto a 6 mesi fa a livello nazionale, un calcolo basato sul volume di affari e sul numero dei negozi – afferma Ragno -. Del resto, chi guadagna 1.000-1.200 euro al mese come fa pagare le attuali bollette di luce e gas?” Nella prima fase della crisi, 4 anni fa, “la necessità di ottenere liquidità attraverso la vendita di beni preziosi ha interessato le classi meno abbienti – nota -, ora invece vi sta mettendo mano anche chi all’inizio ha potuto evitare, magari anche per una permuta finalizzata a un regalo”. Minor successo riscuotono invece gli sportelli dei Monti di Pietà, a cui si rivolgevano in passato molte famiglie con la speranza di poter riscattare l’anello o le posate d’argento ereditate dai nonni.
I più poveri ormai non hanno più niente, o al massimo la fede nuziale, “perché da venti anni i Compra Oro hanno drenato questa ricchezza” sostiene Pierluigi Oliva, segretario di Assopegno, l’associazione italiana di riferimento del settore. Adesso “chi accede al credito su pegno è la media/alta borghesia, lo dimostra il fatto che oltre il 95% dei prestiti, in media di mille euro, viene riscattato”. Ma è un comparto asfittico in Italia, che vale meno di 1 miliardo di euro mentre i Compro Oro – dopo una riduzione degli ultimi anni – ora registrano un 20% di aumento delle filiali.
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