Lettera di un fan
di Michele Fronterrè

Sono un fan di Pietrangelo Buttafuoco. A volte, e questo capita a tutti, ci sono persone che ci stanno antipatiche a pelle, senza che sappiamo il perché. Ecco, a me con Pietrangelo Buttafuoco capita esattamente l’opposto. Mi sta simpatico a prescindere.
Mi sono dato questa spiegazione. Mi ricorda il notaio Morello, Titolare di Ragusa fino a poco tempo fa, presso il quale mio nonno ha lavorato una vita, e del quale nel mio immaginario è sedimentata una memoria piacevole.
L’introduzione, che so prolissa, non è solo l’atto che legittima la pubblicazione di questo pezzo su queste pagine digitali, ma introduce il tema che fa da liet motiv alla trasmissione che Pietrangelo Buttafuoco animerà su RAI5 a partire da mercoledì 2 Novembre per 15 settimane: il rapporto tra le cose e i significati di queste. E questa è la notizia.
Il rapporto tra immagine e linguaggio è rappresentato dal dipinto, cui Rene Magritte lavorò tutta una vita, e che si intitola “Questo non è una pipa” cui si ispira il titolo del programma. Appunto.
Sono un fan di Pietrangelo Buttafuoco perché la mia mente, prima di leggerlo nei suoi libri, prima di leggerlo nei suoi articoli, prima di vederlo incursore monologante in vari programmi TV da LA7 a RAI2, nello straordinario meccanismo di rimandi, che nell’immaginario cui attinge il pensiero mentre procede trovando la protasi di sostegno ad ogni apodosi, ha ripescato tra i bytes di memoria il folder del Notaio Morello cui erano collegati emozioni, stati d’animo, atmosfere. Tutto quel complesso di rimandi, appunto, che fanno cosa un oggetto.
La trasmissione, che investigherà oggetti/concetti che sono di uso quotidiano, prova a fare un ritratto originale e divertente della nostra società, con i suoi miti rapidi e facilmente degradabili. Dal cellulare, che è si un telefono portatile, ma che significa anche reperibilità continua, fine dell’anonimato, sintesi estrema e mutamento delle regole ortografiche con gli sms; al wonderbra, che è un reggiseno ma rappresenta il culto del corpo, la manipolazione, l’ibridazione uomo-macchina e il posthuman.
La trasmissione ci aiuterà a sistematizzare chi siamo, almeno per un momento, almeno nel rapporto con le cose che ci circondano. Viviamo infatti nell’epoca che ha ribaltato il primato della vendita sulla produzione. Ieri, prima si produceva e poi si vendeva quello che si era prodotto tayloristicamente. Oggi, prima si vende e poi si produce quello che si è venduto. Questo rende i prodotti delle mere propaggini fisiche di un percorso esperienziale attraverso il quale i guru del marketing riescono a conquistare i propri clienti. Unici dai gusti unici e sincretici. I prodotti non sono quindi più oggetti da realizzare ma “cose”. Cose che, nelle loro mille sfumature e sfaccettature concettuali che le connotano, soddisfano l’esigenza identitaria del consumatore. Che è sempre più figlio delle cose che lo circondano che acquirente degli oggetti che gli servono.
Sono un fan di Pietrangelo Buttafuoco perché quello che andrà in onda stasera è un programma intelligente e popolare. Andrà in onda su Rai5 che è la rete colta della televisione pubblica che, ahinoi, proprio popolare non è. Che, ahinoi, in Sicilia, dove il digitale ancora non è arrivato, non potrà essere vista.
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