Un fatto veramente accaduto
di Saro Distefano


Ragusa – Una bella signora, di circa quaranta anni, si presenta in un negozio di abbigliamento del centro storico di Ragusa (ho specificato centro “storico” per non far pensare, come ormai avviene sempre più di frequente, ad un “centro commerciale”).
La signora è dichiaratamente slava: bionda naturale, non magra, occhi azzurri, zigomi molto pronunciati, bel corpo. Ma ha due strane caratteristiche. La prima: parla un italiano praticamente perfetto, senza alcuna inflessione, meno che mai, appunto, slava. La seconda: veste non proprio bene. Anzi. La signora è proprio sciatta.
Le commesse – al suo ingresso nel bel negozio di fama – non la considerano, non le rivolgono nemmeno uno sguardo. Sarà lei ad avvicinare una di loro e chiedere il prezzo di un cappotto. La commessa, ragusanissima, dal suo spiccatissimo accento dialettale non si poteva non capire, ritiene di fare già tanto riferendo “mille euro”, ma detto con un tono che significava solo e soltanto “tanto non te le puoi permettere, stracciona extracomunitaria” (si tratta, certo, di una nostra libera interpretazione, non avvalorata da nulla).
A quel punto la signora e potenziale cliente esce dal negozio, con fare quasi umiliato, per non dire con le lacrime agli occhi. La combinazione ha voluto che nello stesso identico negozio di Catania (si tratta, appare evidente, di una catena di negozi distribuiti in tutta Italia) la signora, solo due giorni l’episodio accaduto a Ragusa, entra e compra circa tremila euro di cappotti, giacche, camice. Vestita con quanto comprato a Catania, si presenta dopo altri due giorni nel “famoso” negozio di Ragusa dove un’altra commessa, non quella dei mille euro, le si avvicina con fare premuroso e in perfetto italiano chiede “come posso aiutarla”? Nulla, risponde la bionda rumena, o forse albanese, o polacca o bielorussa, voleva solo dare uno sguardo. La commessa, però, è di quelle brave (ma pur sempre sottopagata, e le commesse ragusane dovrebbero non soltanto avere ottimi stipendi, ma anche una speciale indennità per il fatto stesso di avere quotidianamente a che fare con le signore ragusane, notoriamente “sticciose”, termine dialettale la cui traduzione lascio alla buona volontà dei lettori). Quindi insiste, essendosi accorta che la bella slava indossa abiti che lei conosce perfettamente, per averli in negozio. Ma purtroppo la cliente rimane sulle sue, e guarda quanto esposto limitandosi a tastare la morbidezza di qualche maglione. Alla terza ed ultima offerta di assistenza, la bionda elegante e proprietaria di un italiano perfetto sbotta: “Nulla, non mi serve nulla, ero solo venuta nel vostro negozio per vedere poteva succedere anche a me quello che succede a Julia Roberts in Pretty Woman. Lo ricorda lei quel bel film con Richard Gere? Non credo, forse lei non era ancora nata”.
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