Asfalti Bitumi Cementi e Derivati
di Saro Distefano


Ragusa – Nel novembre 1951 nasceva la A.B.C.D. acronimo – famosissimo in tutta la Sicilia – di Asfalti Bitumi Cementi e Derivati. La società, nata da una costola della “Calce e Cementi Di Segni”, a sua volta parte del grande gruppo industriale-finanziario “Bombrini Parodi Delfino”, sostituiva di fatto la altrettanto celebre A.B.C.D., anch’esso un acronimo per Asfalti Bitumi Combustibili liquidi e Derivati. Tra le due sigle mezzo secolo di storia dell’industria e dell’economia siciliana. La prima ABCD, quella dell’ingegnere Andrea La Porta, era stata costituita a Roma nel 1917 con capitali in parte pubblici, per il tramite della Banca di Sconto, ed era arrivata a Ragusa nell’ottobre 1818 per coltivare alcune cave e miniere di asfalto ma soprattutto impiantare un – allora – modernissimo impianto per la massificazione della roccia bituminosa, i celeberrimi “Forni gasogeni De Bartolomeis”, che i ragusani hanno sempre chiamato “gazzocceni”.
Ma torniamo alla storia della “nuova” ABCD della quale celebriamo il sessantesimo compleanno. La sua vicenda iblea risale al biennio 1948-49 quando i concessionari inglesi delle miniere di asfalto tengono chiusi i cantieri a causa della crisi nella quale era entrato il mercato dei prodotti bituminosi naturali (sostituiti di fatto da quelli provenienti dagli scarti della lavorazione del petrolio, non altrettanto buoni ma con prezzi cento volte inferiori). I circa tremila “picialuori” (tra i dipendenti dellaABCD, della Limmer-Val de Travers e della Aveline), molti dei quali reduci della seconda guerra mondiale, non trovano lavoro. Sale la tensione sociale. Nel 1949 si decide di passare alla lotta sindacale: i minatori entrano nelle miniere di contrada Tabuna e non ne escono che tre mesi dopo, solo dopo aver visto siglato l’accordo tra la Regione Siciliana e la “Calce e Cementi Di Segni”.
L’accordo prevede che la Regione acquisti le cave e le miniere dei concessionari inglesi e dell’ABCD, consegni il tutto alla BPD che si impegna a mantenere i livelli occupazionali grazie anche ad un nuovo ciclo industriale, un vero e proprio circuito virtuoso: la roccia estratta a Tabuna verrà come sempre lavorata per estrarne il bitume, che diverrà il combustibile del motore che farà girare l’altoforno per la produzione di cemento che quale materia prima utilizzerà quel calcare – privato del bitume – che fino a quel momento era stato buttato perché “inerte” nella enorme discarica che – in quasi un secolo – aveva formato la montagna che lambisce l’Irminio in contrada Lusia. Oggi sembra un fatto inverosimile, per non dire incredibile. Eppure nel 1951 le cose andarono davvero in questa maniera, ed anche molto velocemente. Firmato l’accordo, nel novembre di sessanta anni fa nasceva la Asfalti Bitumi Cementi e Derivati. I lavori della cementeria iniziarono il primo febbraio del 1952 e terminati il 31 marzo 1953. Il primo sacco di cemento venne confezionato il primo aprile del 1953 (a Vito Curiale).
La moderna cementeria, della potenzialità iniziale di 1.500.000 quintali di leganti idraulici all’anno, ebbe quale suo primissimo cliente don Vito Curiale, proprietario del Molino e Pastificio Santa Lucia di via Archimede. L’imprenditore ragusano necessitava di due nuovi e capienti silos per il frumento, e perciò si rivolse alla neonata società cementiera per la fornitura del legante. Il direttore della ABCD, l’ingegnere Cesare Zipelli, conscio del fatto che il cemento prodotto a Tabuna era certamente di ottima qualità, ma in fase poco più che sperimentale, si accordò con Curiale, stabilendo di costruire i due silos con due diversi tipi di cemento prodotto dalla ABCD. Dopo tre mesi i due silos erano pronti e funzionanti ma a settembre del 1953, come sempre da queste parti, venne il tempo dei brevi quanto intensi temporali: uno dei due silos quasi si liquefece, l’altro è ancora al suo posto, dopo cinquantotto anni (ma in attesa di essere demolito come tutto il resto del grande complesso industriale del pastificio di via Archimede che ha chiuso anni fa).
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