Ciao, Totò
di Redazione


Scicli – Il sagrato della chiesa di Santa Maria La Nova, lo stesso dove il Cristo Risorto volteggia, è una macchia muta di donne e uomini in attesa.
La salma di Salvatore Ficili, morto lunedì mattina in un incidente stradale a bordo di un camion per il trasporto latte, sulla tangenziale di Catania, arriva in chiesa alle 15,30. A salutarlo i colleghi di lavoro della Ragusa Latte, la città intera.
Don Antonio Sparacino esordisce: “Da ieri mi tormento e mi chiedo cosa averi potuto dire oggi. Esistono parole sensate, umanamente parlando? No. Esistono frasi di circostanza, parole senza speranza.
Chi ha fede in Dio sa però che esiste un altro vocabolario, quello della della fiducia in una vita più grande, la vita eterna.
Molti dicono: “è morto in un incidente”. Ma che cos’è un incidente? E’ una cosa che è accaduta, e poteva non accadere: Tutti allora ci domandiamo: perchè Dio ha permesso che ciò accadesse?
Dio non è un amuleto, da portare al collo.
Dio è colui che progetta per noi un futuro di bene, la cui grandezza è insondabile per noi umani”.
Negli occhi degli amici, dei parenti, dei compagni di Gaetano e Andrea, i due figli, di Loredana, la moglie, balena un brivido, un’emozione.
Che Salvatore abbia forse compiuto l’estremo gesto per salvare altre vite umane, imbattutesi sulla sua strada.
Un abbraccio forte forte ha salutato l’uscita della bara da Santa Maria La Nova, il quartiere dove Salvatore ha vissuto da piccolo, lì accanto al Risorto.
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