di Ansa

PALERMO, 15 APR I crediti bloccati dallo stop al
superbonus fanno gola alle mafie e agli usurai: nel mirino dei
criminali oltre duemila imprese in Sicilia con l’acqua alla gola
che hanno crediti incagliati per 1,2 miliardi di euro, con
11mila lavoratori coinvolti. Lo scrive oggi Asud’europa, la
rivista del Centro Pio La Torre. Altre imprese impegnate nei
lavori per opere pubbliche sono in fortissima difficoltà perché
ancora non arriva loro l’erogazione dei rimborsi per il
caromateriali. Il rischio che per far fronte a esigenze di
cassa si scelgano ‘canali informali’ o usurai, è reale, sino al
punto da acquisire la proprietà reale delle imprese, formalmente
pulite, ma di fatto sotto il controllo di Cosa Nostra, facendo
così un regalo enorme alle mafie. In allarme i sindacati che
temono per la sorte dei lavoratori, mentre sul fenomeno hanno
puntato i fari la Commissione Antimafia Regionale e diverse
procure dell’Isola.
“Non sarebbe la prima volta che si usa un sistema regolare
per ripulire denaro sporco sottolinea il vicepresidente del
Centro Pio La Torre, Franco Garufi . Avere la liquidità per
comprare subito a 60 quello che vale 100 può anche essere un
sistema raffinato per riciclare (o investire) fondi anche delle
mafie”.
“Con il bonus edilizio abbiamo assistito a una
proliferazione di imprese, alcune nate soltanto con la
prospettiva di cedere il credito, piuttosto che realizzare le
opere”, spiega il presidente della Commissione antimafia,
Antonello Cracolici. “Chi dispone di ingenti capitali propri non
ha difficoltà a sopperire alle difficoltà della cessione dei
crediti fiscali del superbonus edilizio continua . Le imprese
che invece agiscono nel rispetto delle regole, per potere pagare
fornitori e lavoratori sono costrette a svendere i propri
crediti, in modo da accedere a una liquidità che permetta loro
di pagare le spese di gestione. Una speculazione che fa gioco a
compratori senza scrupoli. In questa operazione di cessione dei
crediti non possiamo escludere il rischio che dietro ci possano
essere dei prestanome in grado di comprare a 50 un credito che
vale 100 per investirlo o riciclarlo per conto di cosa nostra”.
(ANSA).
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