Il senso del peccato
di Saro Distefano

La foto che mostriamo, non di alta qualità perché scattata con un telefonino in una uggiosa giornata lombarda, riferisce di un manifesto pubblicitario installato davanti la Stazione Centrale di Milano.
Lo stesso manifesto, a dire il vero, ha in questi giorni letteralmente tappezzato il capoluogo lombardo.
Spero si comprenda il testo che comunque riportiamo, letteralmente: “GleDen.com il 1° sito di incontri extraconiugali pensato dalle donne. ESSERE FEDELI A DUE UOMINI SIGNIFICA ESSERE DUE VOLTE PIU’ FEDELI”. E poi, sotto questo slogan gridato, una bella mela rossa morsicata, da sempre simbolo della trasgressione sessuale, specie quella di stampo femminile (o almeno così a me insegnarono delle signore che, io adolescente, erano allora già mature intorno ai quaranta anni e si ergevano a “nave scuola” di una pattuglia di ragazzini ragusani che, fortunati prescelti dalle belle signore, eravamo utilizzati come quelli che oggi i giornali di moda definiscono “toy boy”).
Questo manifesto fa solamente il suo lavoro: pubblicizza, in questo caso, un servizio. Nello specifico, un sito Internet che – pur non avendolo io mai visto – mostra chiaramente la sua principale mansine o, come direbbero i creativi, la sua mission. È un sito che dovrebbe favorire quelle donne che intendono tradire il proprio marito. Ora io mi chiedo: una donna che volesse mettere le corna al coniuge, ha davvero necessità di un sito Internet (non credo, posto che le donne – meglio, alcune donne – cornificano il proprio uomo da qualche tempo prima della invenzione del web)? E sopratutto mi chiedo: pur non essendo io un moralista, anzi, è proprio necessario dare corso ad una tanto esplicita quanto squallida campagna promozionale? Intendo dire che quel sito, legittimato a fare il suo lavoro augurandogli tutte le fortune commerciali del caso, potrebbe certamente farsi pubblicità ma, io immagino, in un preciso contesto, secondo precise indicazioni e procedure. Io temo, in sintesi estrema e senza dover ricorrere né a teorie sociologiche né tantomeno a dottrine religiose, che un manifesto pubblicitario di questo tipo possa veicolare un messaggio che, se a praticarlo non c’è nulla di male (ognuno della sua vita faccia cioè che vuole) a darne così ampia ed esplicita comunicazione possa anche turbare. Ci si metta per un attimo nei panni di chi, genitore di figli piccoli che nei primi anni di scuola elementare leggono voracemente tutto, potrebbe trovarsi a dover rispondere al piccolo che chiede lumi intorno allo slogan oggettivamente intrigante ma estremamente fuorviante.
Una ultima cosa mi chiedo: ma un manifesto pubblico affisso in tutta una città, sia Milano o Pedalino, non deve sottostare a precise regole e, io immagino, al vaglio non censorio ma di controllo di un apposito ufficio comunale (che a Ragusa si chiama Ufficio Affissioni)?
Questi manifesti sono, per il momento, solo a Milano. Non vedo l’ora arrivino anche qui da noi in Nord Africa, e registrare le reazioni.
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