Cultura
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11/04/2012 21:36

Lo sguardo attento di Salvo Caruso in mostra a Palazzo Garofalo

La recensione di Anna Terranova

di Anna Terranova

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Salvo Caruso
Salvo Caruso

Ragusa – Precisione: è la prima sensazione che abbiamo davanti alle opere di Salvo Caruso. Un modo di esprimersi estremamente controllato, calibrato alla perfezione, senza tuttavia risultare artificiale o meccanico. I disegni colpiscono per l’equilibrio tra luci e ombre, sapientemente volte alla ricerca di armonia: il tratto è estremamente morbido, ricco di sfumature che sembrano accarezzare i teneri incarnati dei bambini ma dove un tocco di bianco in più ci costringe a concentrarci sugli occhi, grandi, dallo sguardo languido ma anche attento e curioso.

Oltre ai primi piani, interessante la bambina di spalle accanto a una vasca, assorta a guardare, chi sa, un pesce o i riflessi sull’acqua, mentre un gigantesco albero dalle foglie grandi quasi quanto lei, sembra volerla abbracciare. Foglie, acqua, bambina: tutto reso con lo stesso soffice tocco di matita, che cattura la carnosità delle foglie, come le ombre sull’acqua e la piccola osservatrice rapita.

Inevitabilmente più decisa la resa dei paesaggi urbani e campestri: il primo, una delle parti più centrali di Ragusa, con due dei tre ponti, i palazzoni degli anni ‘ 60 e ’70 e infine le casette ammassate. Nessuno spazio alla vallata, solo il segno dell’uomo. Nonostante l’austerità dei palazzi, parallelepipedi dalle mille finestrelle, e la freddezza delle rigide verticali (perfino di una gru), Caruso sceglie di giocare con la luce: piana, regolare, molto limpida quella che colpisce i palazzi che si stagliano in un cielo che immaginiamo azzurro, accecante sulle casette al punto quasi da annullarne le forme, come in una foto bruciata. Ordine e geometria per le rigide forme dei palazzi, contro eccessi di luce e ombra tra le piccole case, trascurate, arrampicate una sull’altra.

É nel disegno del mercato (non a caso scelto per la copertina del catalogo) che le diverse sfumature di ombra tuttavia trovano pieno spazio di espressione: netto contrasto tra il bianco dei tendoni, leggermente striati, e le nere sagome dei personaggi, lasciati anonimi, senza volto né individualità. Non una scena precisa, quanto piuttosto un senso di quotidiana normalità è protagonista del disegno. Gente comune in una mattina comune, in un mercato altrettanto comune non individuabile: gente che fa senza la frenesia del fare, una scena concreta eppure gustosa nella sua lineare semplicità. Un acquisto, qualche chiacchiera passeggera, occhiate, pensieri sulla giornata appena apertasi.

Lo studio sulla luce investe anche gli olii, dove forse diventa anche predominante (non a caso più di un’opera è intitolata Controluce) come la ricerca di geometria su ciò che sembra solo un incrocio di rami. Di ampio respiro invece Una luce diversa, dove unico e indiscusso protagonista è un cielo invaso da nuvole, con solo un palo a fare da comparsa e qualche filo elettrico che con la sua orizzontalità sembra suggerirci da che parte vedere il quadro. Soggetto apparentemente banale ma in cui Caruso rende perfettamente l’ariosità e la spaziosità di un cielo. Un colpo d’occhio potremmo dire, che sembra cogliere tutto in un battito di ciglia, come in Assolvenza: anche qui un soggetto semplice, un albero protagonista, tra un prato e un cielo ma ciò che vediamo è la straordinaria capacità di sintesi con cui tre soli colori danno vita al quadro.

La mostra rimane aperta al pubblico fino al 21 aprile.