Economia
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18/04/2012 22:55

Eni, la deriva inevitabile della raffineria di Gela

Un punto critico

di Redazione

La raffineria di Gela
La raffineria di Gela

Gela – Con una capacità di raffinazione primaria bilanciata di 100 mila barili/giorno e un indice di conversione del 142,4% ha costituito, per diversi decenni, un polo integrato a monte con la produzione di greggi pesanti dei giacimenti siciliani e a valle con gli adiacenti impianti petrolchimici Eni.

 

Lo stabilimento di Gela, a margine delle dichiarazioni del management Eni, si riconferma un punto critico della raffinazione che fa capo al primo gruppo italiano dell’energia e del petrolio.

 

A fronte di una contrazione particolarmente significativa della domanda di prodotti petroliferi e del surplus di capacità di raffinazione, che hanno comportato il crollo dei margini, con 5 Migliaia di Tonnellate di greggio raffinato per 2.200 occupati (1.200 occupati del diretto), la raffineria di Gela rappresenta un buco in bilancio di circa mezzo miliardo di euro, la metà della perdita del settore Refining & Marketing del gruppo Eni a saldo 2011. La raffineria di Taranto, a parità di distillato, dà lavoro a 700 persone tra diretto e indotto. Meno di un terzo del popolo del petrolchimico di Gela. In tale contesto, visto il perdurare dello scenario critico, Eni ha comunicato al sindacato di categoria l’esigenza di attuare una fermata parziale e temporanea della Raffineria di Gela, al fine di ridurre gli impatti negativi del conto economico della raffinazione. Una fermata di circa 12 mesi che interesserà le linee di produzione a minore redditività, quelle destinate alla raffinazione di greggi esteri e residui. Verranno mantenuti in marcia, tuttavia, gli impianti di lavorazione dei greggi nazionali e soprattutto locali. La durata della fermata sarà di 12 mesi, con conseguente riavvio degli impianti ad aprile 2013.

 

Un polo industriale, quello gelese, che sconta le difficoltà strutturali di una politica di mancati investimenti, dismissioni e chiusure da oltre un ventennio. Nel 2008, poi, la scelta infelice di uscire dalle produzioni della chimica di eni, con chiusura dell’impianto dell’etilene e lavorazione in conto terzi delle produzioni dei polimeri, che hanno scritto la parola fine all’integrazione verticale con i petrolchimici di Ragusa e Priolo.

 

Situata sulla costa meridionale della Sicilia, la raffineria di Gela produce, oggi, prevalentemente combustibili per autotrazione. Nel 2009 eni dichiarava circa 400 tagli ali numeri degli impieghi del diretto e dimezzamento del personale dell’indotto.

 

Forse, il lento declino del petrolchimico di Gela inizia proprio nel 2008, dall’assurda volontà politica di chiudere il fronte occupazionale del diretto all’interno dei vecchi impianti di raffinazione, con l’abbandono definitivo della chimica.