Riflessioni personali
di Saro Distefano

Ragusa – Ho atteso che la festa si consumasse. Ma adesso ho intenzione di scrivere una breve riflessione che nasce dall’osservazione – in una delle principali arterie stradali della città di Ragusa – del manifesto stradale che ho fotografato e che mi permetto di pubblicare a latere.
Come si vede, si tratta del seipertre che pubblicizza la festa, svoltasi domenica 15 aprile, dedicata alla Maria Santissima Addolorata, “Regina e Patrona principale” di Monterosso Almo. Il manifesto ci informa inoltre che alle 11,30 era prevista la solenne “Nisciuta” della Santa Patrona portata a spalle a “Sant’Antoniu u viecchiu”.
Questa l’informazione, utile a chi volesse andare a vedere la festa della patrona del nostro comune montano. Ma nasce l’esigenza di capire il perché da un po’ di tempo molte, moltissime, feste religiose sono pubblicizzate con manifesti e spot. Quale l’esigenza (evidentemente prima non sentita)? Facile la risposta: per attirare quanta più gente è possibile nella occasione. Certo, bene, giusto. Ma l’occasione non è un party, non una convention, non la inaugurazione di un negozio o la presentazione di uno dei mille candidati sindaci della prossima competizione elettorale. Si tratta pur sempre, e bisognerebbe che se ne ricordasse chi commissiona la campagna pubblicitaria, di una festività liturgica che, come quasi tutte le feste popolari della nostra incredibile Sicilia, assume significato e importanza anche sociale. Non conoscono il parere del nostro Vescovo Paolo a tal proposito. E certo non mi permetto di disturbarlo per conoscerne il pensiero, ma credo di non andare lontano dalla realtà se affermo che a molti uomini e donne – fedeli oppure no – a molti uomini e donne di Chiesa – più o meno “conciliari” – questo modo di fare non è gradito. A molti di loro, me compreso, anzi disturba. Se quei manifesti seipertre servono a invitare la gente alle varie occasioni che le festività religiose propongono, ci si deve chiedere a quale fine, e io ne individuo solo due possibili: avere più persone che partecipano al rito pubblico, alla preghiera comune, alla solenne liturgia, oppure avere più gente nella evenienza anche “turistica ed economica” creata dalla occasione. Nel primo caso nulla da dire, ma nel secondo – al contrario – tantissimo da ridire.
Si potrebbe anzi involontariamente commettere un peccato, certamente non capitale, ma probabilmente veniale: non si rompe certo l’alleanza con Dio, ma non si tratta di un atteggiamento impeccabile.
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