E fondarono la chiesa di San Biagio
di Saro Distefano


Ragusa – Un anniversario che potrebbe essere un buon motivo per una funzione, certamente religiosa, ma con notevole coinvolgimento della società civile tutta, e con la scusa rinsaldare i legami tra le vicinissime Comiso e Vittoria.
L’occasione potrebbe essere la celebrazione della costruzione della Chiesa dedicata a San Biagio da parte dei comisani emigrati a Vittoria, datata 1642. Poiché quella nutrita pattuglia di comisani, soprattutto contadini, volle erigere una chiesa al loro originario santo Patrono, si potrebbe – nel trecento settantesimo anniversario della fondazione – ricordare l’evento.
Furono tantissimi i comisani che, all’indomani della fondazione (datata 1607) della nuova città voluta ufficialmente dalla Contessa di Modica Vittoria Colonna, presero la decisione di lasciare la sponda sinistra dell’Ippari per raggiungere la sponda destra del mitologico fiume (allora era ancora tale, con una portata d’acqua enormemente superiore all’attuale). I comisani che decisero di andare a popolare la “nuova terra” nella vicina Contea (loro erano sudditi dei Naselli, in quel principato attiguo ma indipendente dalla grande Contea di Modica), presso la quale si aprivano grandi opportunità dal momento che il Governatore aveva – d’accordo il feudatario – concesso alcune importanti agevolazioni fiscali e la possibilità di coltivare terre sostanzialmente vergini e fertilissime. Ma i devoti di San Biagio, quando era trascorso appena un trentennio dalla fondazione della nuova città, vollero avere accanto un simbolo che del medico armeno elevato agli altari ricordasse i miracoli e – appunto – la forte devozione.
Ecco allora costruita la chiesa intestata a Biagio, in linea d’aria a pochi chilometri dalla Chiesa comisana. Quei braccianti, vignaioli, produttori di vino e in parte pastori avevano ricreato un pezzo di Comiso nella nuova città di Vittoria. Solo una precisazione: poco più in alto ho scritto che la fondazione di Vittoria, nel 1607, venne solo “ufficialmente” intestata alla Contessa Colonna. In realtà a studiare il progetto, stabilirne le priorità, avviare le necessarie pratiche sia a Palermo e sia a Madrid, fu interamente merito di Paolo La Restia. Governatore della Contea di Modica per ben 33 anni, il barone ragusano ebbe subito chiaro che la possibilità – data dal governo spagnolo – di fondare nuove città non poteva essere sfruttata dallo Stato del quale lui era il Governatore, e non si poteva non sfruttare quella grande area di contrada Bosco Piano dove alla feracità dei terreni si unica solo la foresta (quella antica e celebra foresta di Cammarana che, partendo praticamente dalla spiaggia di Randello e dei Macconi, arrivava fino a Caltagirone e della quale rimane oggi solo il residuo bosco di Santo Pietro). Da allora la storia di Vittoria l’hanno fatta ragusani, modicani, sciclitani, chiara montani e anche comisani, oggi tutti vittoriesi.
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