Cultura
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25/06/2012 23:04

Firenze-Sampieri in bici. Lino Bellia è arrivato a casa

Stazzo-Sampieri, 180 km

di Lino Bellia

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Lino a Sampieri
Lino a Sampieri

Stazzo – Siamo all’ultima tappa: siamo all’arrivo!

La passione e la voglia del primo giorno, mi hanno accompagnato per mano in questa avventura, lunga e faticosa. È stato un viaggio nel paesaggio italiano, è stato un viaggio di conoscenza, sempre con esperienze arricchenti Ho vissuto, per sei giorni, le malinconie della strada, quello stato che alimenta il pensiero meditativo.

Allentata la morsa d’affetto dei miei pregiati parenti, alle ore 6 sono partito. Passo dalla piazza storica del borgo, il mare trasparente  e nero di lava non era ancora scopo del divertimento quotidiano del popolo della diverto poli estiva, salga dalla strada che scontornala chiesa, anche se in controsenso. Rispetto al mio arrivo, la sciara si è raffreddata e scontorna una strada in costante salita fino ad Acireale. Salita lunga e anche non proprio scorrevole. Poi la discesa verso Catania. Cerco i luoghi identitari della città ed universalmente riconosciuti: piazza Duomo e quella con il simbolo della città “il Liotro”. Scatto delle foto, quindi mi avvio verso Siracusa.

Dopo Catania è stato un percorrere le strade dell’infanzia e certo quello scenario, quell’odore e i colori, gli oleandri, una commozione in me l’hanno generata. Le strade ora sono un po’ diverse nella finitura e nel traffico intenso. Ma qual è il valore della memoria di quel viaggiare? È la fertilità di un epoca di grandi speranze quando i sogni e i desideri avevano lo stesso vestito. Da ragazzino – per un impegno con me stesso – nel periodo estivo mi imponevo ogni giorno un itinerario fisso: Siracusa – Noto. Andare e tornare erano 70 km. Il percorso era uguale e andavo da solo…un solo avversario: me stesso nel tentativo di abbassare il tempo di percorrenza. Oppure quando percorrevo la strada – allora nuovissima – da Siracusa a Catania, toccato il cartello della Plaja una cronometro al ritorno perché dovevo tornare prima del rientro dall’ufficio di mio padre per il pranzo necessariamente insieme. Insieme come usava nella famiglie di un tempo.

Nella ricerca della strada statale 114, mi sono perso una prima volta in un inestricabile groviglio di strade e di cartelli. Ni recupera un mezzo dell’ANAS e mi accompagna perla vecchia str. Dopo verso Augusta altro errore e una volante della Polizia mi scorta verso la via adatta al velocipede. “Ha ragione” conferma il poliziotto,”tutti gli stranieri sbagliano”, straniero non mi sento, ma certo le indicazioni sono illogiche. Finalmente la vecchia SS 114, itinerario dell’infanzia. A Priolo distesa chilometrica di costa metallica tra tralicci e tubazioni che sbuffano vapori maleodoranti. Le industrie chimiche e le raffinerie che per 50anni hanno dato sostentamento economico alla provincia di Siracusa e non solo. A Siracusa visito i luoghi della mia storia di vita in quel luogo. La casa della mia infanzia unico luogo dell’abitare che tale considero, e altri della storia nobile e culturale della città Aretusea. Quando riprendo il cammino l’occhio del cielo si è fatto rovente, così alle ore 13 mi fermo ad Avola per il caldo e ne approfitto per andare a trovare Paolo Tiralongo. Facciamo un resoconto della stagione e della sua vita passata a me ben nota. Alle ore 14 riparto, a Rosolini mi supera un ciclista ben messo in bicicletta, con una pedalata rotonda e possente, mi saluta come usa fare da Roma in giù quando due ciclisti si incontrano. Ha una strana bicicletta con le cannette posteriori doppie in parallelo, pedala bene e la velocità – già agevolata dal grecale che spinge verso Sampieri – si porta a 40 kmh. Ho il sospetto di conoscere quel ciclista, anche se visti da dietro è molto difficile capire. Quasi ad Ispica leggo un cognome nel telaio e dopo quando posso gli chiedo…”ma sei Giorgio?” anche Lui mi riconosce, abbracci in bilico e scambio di affettuose considerazioni. Abbiamo corso insieme per tanti anni tanti anni addietro, così mi accompagna affettuosamente fino a Sampieri.

 

Al traguardo stasera non cercavo nessuno ad aspettarmi. Così è il cammino del pellegrino, ha valore solo nel gesto puro e tutto dentro significati notevoli per chi quel cammino compie. Sono stato perso dentro le migliaia e migliaia di pedalate, dentro le preoccupazioni, gli affetti, i pensieri i desideri e le angosce. Ciò che si vive in bicicletta, può essere metafora della viva. Ogni pedalata è una rotazione in tondo senza inizio e senza fine, avvolge il tempo dell’eterno forestiero in percorsi sconosciuti. Quel vagabondare che motiva le ore e i giorni fino all’arrivo. Alla fine non è posizione da eroi che si cerca, quando un cammino spirituale nel ricercare la voglia di farcela da solo ancora un volta. Il viaggio è stato un percorso di vita, forse è stato proprio la vita (come si sosteneva nel prologo), ha nutrito una sensibilità romantica a tratti malinconica. Mi sono sentito sei giorni in balia di me stesso vivendo una separatezza dalla promiscuità del mondo abituale ed una marginalità fertile in quel ricercare, in quel cercar di nuovo, misure umane, ritmi possibili, il metro ad ogni azione.

 

Ringrazio tutti quanti mi hanno accompagnato in questo viaggio seguendo su ragusanews.com. Un saluto d’affetto al maestrino Alberto, guida da tanti anni nella didattica e nella vita vera.

Agli amici ciclisti di UNIFI, “Gli Amici del Pedale” di Scicli, i ciclisti delle “Due Ruote” di Firenze.