Il proprietario in cerca di soci
di Giuseppe Savà


Modica – Non chiamatelo albergo, perché qualcuno potrebbe offendersi. Che il “Dodeskaden” non sia una cosa semplice da spiegare lo si intuisce dal nome, mutuato da quello del tram immaginario condotto da uno dei protagonisti del film di Akira Kurosawa intitolato appunto “Dodeskaden”, suono che in giapponese riproduce onomatopeicamente il rumore delle ruote del tram sulle rotaie.
Il Dodeskaden sorge di fianco alla chiesa di San Giorgio, nel cuore di Modica, ed è già diventato un mito di cui si favoleggia. Il guaio è che non apre. Da qualche anno i lavori di questo “spazio multifunzionale” procedono fra accelerazioni e improvvisi stop, ma l’albergo non apre.
“Stiamo cercando un socio di capitali”, spiega Luca Terranova, che dell’albergo è il proprietario e l’ideatore. Figlio del notaio Giuseppe Terranova, appassionato di musica, e di cinema, Luca ha deciso di dedicare ogni stanza della struttura ricettiva a un film. Così le venti stanze, destinate a diventare trenta, per una capacità ricettiva di sessanta posti letto a pieno regime, sono dedicate una al film “Blade Runner”, una a “Il cielo sopra Berlino”, una a “Il favoloso mondo di Amelie”, e così via. Film amati da Luca (ma anche dal grande pubblico), la cui pellicola rivive negli arredi, nelle ambientazioni, negli “optional” della stanza.
“Per la camera Blade Runner abbiamo scelto sedie Mackintosh identiche a quelle del film –spiega Luca-, in un’altra stanza vi sono delle note dipinte su un muro: appena l’ospite si avvicina, il muro inizia a suonare scandendo quella melodia”. Tra gli effetti speciali anche soffitti luminosi, onde del mare domestiche, flash rossi che segnano il trapasso da una condizione di luce a quella di buio e viceversa. “Per finire, un gufo in camera, che durante il film gira la testa e spalanca gli occhi”.
“I costi di realizzazione del progetto sono lievitati nel corso dei mesi –prosegue Terranova- e questo ci ha indotti a un temporaneo stop, e alla ricerca di un socio di capitali”.
Chi volesse potrà, quando l’albergo sarà ultimato e inaugurato, fruire di cinquemila cd musicali, digitalizzati e disponibili su un server dedicato e accessibile da ogni stanza, o dei tremila film, anch’essi digitalizzati e visibili on demand. Per la cronaca, ci sono anche due suite con letto alla francese.
Può mancare il Cinema in un albergo che al cinema è dedicato? No. E infatti, dentro la struttura esiste anche una sala di proiezione di 42 posti la cui insonorizzazione è stata curata addirittura dalla Fantoni, la ditta che ha curato l’acustica dell’Auditorium di Roma, per intenderci. Il massimo dello stato dell’arte oggi in Italia. E anche oltre.
Ma l’essenza multimediale di questo spazio plurifunzionale è dato dalla presenza contestuale di una galleria d’arte, che ospiterà artisti di tutto il mondo. Il direttore artistico designato è lo sciclitano Sasha Vinci, una cui scultura di grandi dimensioni è già ospitata dentro uno spazio comune.
Una chicca: se arrivasse il tanto sospirato investitore, una stanza avrà un vetro fotocromatico alla finestra, del costo di cinquemila euro, in grado di oscurare la brillantezza del sole e di assicurare l’Effetto Notte dell’omonimo film di Truffaut.
Le stelle dell’albergo? Forse è meglio fare una domanda di riserva. Sono cinque, ma ciò che conta è lo spirito: “Le camere diventano anche esse occasione di viaggio, rubando un po’ di magia al cinema, scelto come leitmotiv per l’idea e l’arredo di ogni singola stanza. L’ospite potrà vivere l’atmosfera e l’essenza di alcuni film entrati a far parte della storia del cinema”, conclude Luca.
Il punto debole dell’iniziativa imprenditoriale? E’ così ambiziosa da non essere stata ultimata. “Se trovassimo un partner, anche internazionale, potremmo aprire nel marzo 2013. In fondo ci sono interventi che sarebbe possibile ultimare in due mesi”. Costi di gestione elevati, investimento iniziale importante, lievitato col passare dei mesi, e il rapporto dialettico col territorio: chi andrà al Dodeskaden sceglierà Modica per Modica, per il Sudest, per gli Iblei, o l’albergo diventerà esso stesso motivo assorbente del viaggio?
“In città si sta favoleggiando, c’è chi dice che abbiamo acquistato arredi direttamente da Hollywood, lo smentisco; altri dicono che in una stanza, quando durante la proiezione del film si vede la scena di un terremoto, il pavimento inizia a muoversi e a tremare. Si favoleggia di tutto e di più” –sorride Luca.
Certo, Luca è riuscito ad accendere, col suo sogno di albergo cinematografico, la fantasia di molti concittadini, ognuno dei quali aggiunge un inedito alla favola dell’albergo di celluloide, così bello da non diventare mai vero.
Una curiosità infine. Dodeskaden non è solo un suono onomatopeico con cui in Giappone si indica il rumore delle ruote del treno sulle rotaie. Per il visionario proprietario è anche sigla di Dome Restaurant, Deshi Cafè, Ka Nontemporanea e Den Art Hotel, ciascuno dei quali indica uno spazio e una funzione.
Una follia? Cosa sarebbero il cinema, l’arte e il mondo, senza follia.
Foto Andrea Baglieri, DocStudio Modica
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