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15/01/2013 00:17

Mi chiamo Jagermeister e sono costato un euro

Vita da cani

di Rossella Schembri

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Ragusa – Si guardano e si parlano con gli occhi. Alex e Jagermeister, un giovane barbone che fa l’elemosina davanti ad un supermercato di Ragusa, e il suo cane meticcio, sono grandi amici. L’uomo è polacco, il cane è italiano, forse napoletano, visto che Alex lo ha acquistato proprio a Napoli, da un altro barbone. Che siano amici per la pelle, lo si capisce, appunto da come si guardano. Jagermeister si mette in posa per la foto, dà la zampa al suo padrone in una specie di “batti cinque”. Qualche anno fa Alex spese ben un euro per comprare il cane. E’ stato un prezzo pensato a lungo e sudato, frutto di una difficile trattativa fra i due barboni.
“Mi è costato un euro”, racconta Alex, che ha 38 anni e da alcune settimane staziona davanti a un punto vendita di viale Sicilia. Il polacco lascia intendere che il suo amico voleva vendergli il meticcio a un prezzo molto più caro.
Perché il nome Jagermeister? Alex sgombra subito ogni dubbio, sulle possibili connessioni fra “Jagermeister” e la sua passione per gli alcolici. “Jagermeister in tedesco significa “il maestro della caccia”, rettifica il senzatetto, rimarcando le sue parole con un grande sorriso.
A dire il vero questo bellissimo meticcio, che gode di ottima salute ed ha un bel pelo lucido, tutto sembra tranne che un segugio amante della caccia. Jagermeister è bello in carne, ama mangiare, e dorme accovacciato accanto al suo padrone, senza mai sentire il bisogno di alzarsi o sgranchirsi minimamente le zampe per ore e ore, per tutto il tempo che Alex fa l’elemosina: aspetta di raggiungere una cifra sufficiente a comprare il pasto quotidiano per sè e per il suo amico a quattro zampe.
“E’ ciccione perché è castrato”, spiega Alex. Anche Jagermeister, forse, ha avuto un passato diverso, come lo ha avuto il suo padrone. Prima aveva la vita di un cane “normale”, dopo è diventato mangione e dormiglione. Un tempo, dice Alex, lui era diverso e soprattutto non era un barbone. “Facevo il muratore”, e non dice altro, se non che a un certo punto, per circostanze e motivi sui quali non si sofferma, ha perso la sua occupazione. E così, come sempre accade nella vita di chi inizia a diventare un clochard, senza nemmeno accorgersene, è iniziato un altro percorso. Una vita fatta di cartoni per terra, dormite sui marciapiedi, di un continuo girovagare fra una città e un’altra, alla ricerca di nulla.
Per qualche tempo Alex ha vissuto in un casa vuota, nel centro storico. Poi l’hanno sorpreso e ha dovuto sgomberare. Da allora passa da un luogo a un altro, senza una meta. Qualche notte, dice, dorme da amici. Altre volte, per strada. E’ orgoglioso, comunque, di aver speso, qualcosa, anche se solo un euro, per il suo cane. Jagermeister, e l’euro che gli è costato, fa la differenza, fra Alex e altri barboni, visto che di solito i clochard scelgono i loro cani, trovatelli, orfani anche loro, senza nessuno al mondo. Questa bella coppia di amici, fa pensare al vecchio Werner Wolz, il barbone austriaco che per tanti anni ha vissuto a Ragusa, la cui storia, molto tempo fa, fece intenerire un deputato e la sua cagnetta. Sbriciolina era ammalata di tumore e per tenerla in vita Werner le comprava vitamine, farmaci e pillole di omega 3. Un deputato del Nord venne fino a Ragusa per fare una donazione. Un giorno Sbriciolina morì. Per qualche anno Werner sparì da Ragusa. Nel 2011 tornò in città, con un altro cane. La scorsa estate, durante la festa di San Giovanni ebbe un infarto e anche Werner morì. Qualcuno, raccontò dopo, che nessuno si è accorto che il barbone non dormiva, e che era già morto.

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