Attualità
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26/01/2013 17:36

Modica Sorda: l’estetica inesistente

Una sventurata periferia gestita dal profitto

di Pasquale Bellia

La Sorda
La Sorda

Modica – Decennale Unesco, Val di Noto, più che celebrazioni, idee di rilancio, titola un intervento su questa stessa pagina. I convegni sul tema e su un passato mummificato, ormai non si contano. Gli elogi sperticati al periodo e alle opere, tra i cultore della materia, è ormai pratica consunta. Intere generazioni di studiosi hanno strutturato il loro impegno culturale su quei manufatti. Se il pregevole repertorio dei monumenti riferibili al Barocco è concentrato nella topografia da tutti riconosciuta come identitaria dei luoghi,  fuori centro lo scenario è di drammatica attualità a tratti imbarazzante per indolenza.

 

Il caso Modica può essere paradigmatico per vicende politiche e loro effetti sul territorio. Se i pezzi pregiati della collezione – gli edifici Unesco – sono cristallizzati nel loro reiterato valore, la scultura in acciaio Corten in collocazione temporanea (per me può essere anche permanente), ha istigato la rissa tra figure di eterogenea competenza e formazione.

Qual è, invece, il terreno dove a Modica far misurare politi e tecnici, storici generici e storici dell’arte, urbanisti e paesaggisti? È il terreno dei prati, delle campagne coltivate della Sorda consumati dall’invasione di mesti condomini, divorati da case incongrue, palazzi senz’anima, centri commerciali per gente ormai senza risorse. L’estetica di quanti si sono impegnati ad attaccare o giustificare la cometa sullo spartitraffico, misuriamola in quelle inadeguate periferie disperse della Sorda.

 

Vi siete accordi del serbatoio di giacenze di appartamenti  invenduti? Dove sta il paradosso? Avete “occupato” e consumato un suolo da sempre vocato ad altro uso, per scellerate scelte politiche, economiche e anche d’altro genere, ma c’è a Modica reale emergenza abitativa? Anche se a quest’ultima domanda la risposta fosse sì! Non ci sono nelle famiglie mezzi economici necessari per soddisfare quel bisogno. Il danno ambientale rimane in ogni modo nella sua drammaticità nei condomini chiusi e gli appartamenti dove non abita nessuno.

E poi la natura – del territorio asfaltato e cementificato – si ribella e a modo suo rivendica la sua autorevolezza con sorprese facilmente prevedibili: frane, esondazioni, allagamenti, smottamenti, ecc.

 

Le considerazioni sull’estetica della periferia, coinvolgono piani diversi di comprensione del fenomeno e di complessità. Argomento, che sì, meriterebbe un convegno per essere sondato e compreso e anche risolto con interventi di studiosi del fenomeno e del settore disciplinare: architettura, urbanistica, paesaggio. Perché la città è un organismo vivente e la periferia è la sua parte a più alto rischio di riproducibilità.