Licenziati
di Valentina Raffa


Modica – Dal 1° febbraio i 22 lavoratori della Spm, la Servizi per Modica, operanti al tribunale di Modica dovranno restare a casa. La comunicazione ufficiale è arrivata. Hanno sperato con tutte le loro forze che le proteste pacifiche dinanzi a Palazzo San Domenico espletate in maniera congiunta con gli operatori sociali delle cooperative che si occupano dei servizi sociali in città avesse sortito l’effetto sperato aprendo la strada ad un dialogo tra le organizzazioni sindacali e l’amministrazione comunale. Ma la notizia tanto temuta è arrivata.
“Dopo anni di onorato servizio, a poco dalla pensione, eccomi licenziato insieme con altri 21 lavoratori – dice amareggiato Giorgio Parisi, della Spm, in servizio al tribunale -. Sapevamo che la possibilità di licenziamento incombeva sulle nostre teste come una spada di Damocle, ma non credevamo che si arrivasse davvero a concretare il licenziamento di tanti padri di famiglia. L’amministrazione comunale, se solo avesse voluto, avrebbe potuto prendere in considerazione le proposte alternative dei sindacati, per salvare 22 famiglie modicane. Speravamo che si ricorresse agli ammortizzatori sociali, per attutire il duro colpo che ci veniva inflitto, e invece dobbiamo andare a casa. A 50, a 60 anni, ma c’è anche gente giovane, dove si deve andare a trovare un lavoro? Dal Palazzo di Città hanno accumulato debiti su debiti, e non ci interessa nemmeno sapere a chi si debba tutto questo né tantomeno assistere agli sterili rimpalli tra amministratori ed ex, il punto è che ora a pagare sono i cittadini tra licenziamenti e aumento delle tasse”.
Le Camere del Lavoro provinciale e di Modica avevano sottoposto all’amministrazione la richiesta di apertura di un tavolo di trattativa e confronto cui il sindaco, Antonello Buscema, e l’assessore ai Servizi sociali, Giovanni Giurdanella, si sono mostrati disposti, anche se, come ha sottolineato il segretario della Cgil di Modica, Piero Pisana, probabilmente sindacato e amministrazione “partono da punti di vista diversi. La Cgil, infatti, vuole che certi cambiamenti a favore dei lavoratori siano inseriti nel Piano di riequilibrio finanziario decennale sin da subito, mentre l’amministrazione comunale pensa di farlo a decorrere dal prossimo anno”.
Il punto di partenza dell’organizzazione sindacale è che sin dall’anno in corso il Comune introiterà delle somme maggiori rispetto a quelle conteggiate nel Piano di riequilibrio, per cui l’esubero, proveniente, tanto per citare qualche esempio, dal fatto che da quest’anno l’Imu sarà gestita interamente dai Comuni, o, ancora, dall’aumento di alcune tasse, potrebbe essere reinvestito nei servizi sociali e per scongiurare il licenziamento dei lavoratori. Secondo la Camera del lavoro, inoltre, andrebbe considerato il piano dei pensionamenti che si registreranno dal 2013 ai prossimi anni, che permetterebbe un risparmio sulle spese dell’Ente senza mandare nessun padre di famiglia a casa.
Le prime conseguenze del Piano – è un dato di fatto – oramai si stanno concretando. L’ultima parola su quanto ancora potrà avvenire spetterà agli organi preposti per approvare definitivamente o meno il documento finanziario programmatico, ovvero la Sottocommissione ministeriale e la Corte dei Conti.
La Sicilia
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