L’invincibile fascino di lady Oscar
di Redazione
Scicli – Enrico VII d’Orleans oggi sarebbe Re di Francia, se la Rivoluzione francese non avesse tagliato la testa ai suoi avi Maria Antonietta e a Luigi XVI. 80 anni ben portati, scrittore, uomo politico, sostenitore di Sarkozy, è al secondo matrimonio, e con la nuova moglie, la Duchessa di Francia Micaela Cousino Quinones de Leon, ha deciso di trascorrere a Scicli cinque giorni di vacanza, “nell’albergo dei francesi”, come lo chiamano qui.
L’erede al trono di Francia, il Conte di Parigi e Duca di Francia Henri Philippe Pierre Marie d’Orléans, è amico della mamma di Axel, uno dei due quarantenni che tre anni fa hanno aperto a Scicli, con affaccio mozzafiato sulla chiesa di San Bartolomeo e sul convento della Croce, palazzo Hedone, luogo in cui il piacere è protagonista, uno dei cento alberghi più belli del mondo, stando al Sunday Times.
Il papà di Axel era un ambasciatore e diplomatico francese, la mamma è una nobildonna che coltiva l’amicizia con i Reali, e così Scicli è diventata meta di vacanza.
“Sembra di stare in Provenza –dice Sua Maestà, scusandosi per il suo italiano precario-. Parlo il portoghese, l’inglese, l’italiano, e ogni tanto faccio un’insalata”, sorride senza remore o reticenza. “In Sicilia? E’ la terza volta che vengo. La prima volta fu nel 1955, con mia moglie, in viaggio di nozze”. Pausa. “La mia prima moglie!” E sorride.
L’agenda è fitta di appuntamenti: Siracusa, Palermo, palazzo D’Orleans, che nel nome porta con se la storia della famiglia di Enrico VII. “I miei genitori, nel 1930, si sposarono a Palermo. Per la mia famiglia il legame con la Sicilia è molto forte. Per noi francesi Scicli è come un paese della Francia Meridionale. E’ bellissima”.
Giacca lunga sulle gambe, camicia con rouche, Sua Altezza Reale ha la nobiltà dei modi di chi è nato in un ambiente sofisticato, e non ha costruito da parvenue il proprio status. Piaccia o no, c’è qualcosa di rarefatto e sospeso nei suoi modi, sempre gentili, disposti a concedere un sorriso all’estraneo. Come nella cena di gala –abito nero di rigore per gli ospiti- all’insegna del finger food. Tradotto: tutti in piedi, si mangia a buffet, sulla terrazza dell’albergo, mini porzioni, da prendere con le mani. Appena alzi gli occhi, la chiesa di San Matteo, San Bartolomeo e il convento della Croce creano un triangolo degno delle bellezze della corte di Francia. E poco conta che nessuno, dopo aver visto il cartone animato di Lady Oscar, immaginasse che il re e la regina esistessero ancora, seppur nella dimensione giuridica di pretendenti al trono.
Crederci è bello. Uguale.
Sarà colpa del commissario Montalbano, che miete successi anche nelle repliche più replicate, ma Scicli è protagonista di una ascesa di immagine, a livello internazionale, senza precedenti.
Grazie proprio a palazzo Hedone una delle maggiori trasmissioni televisive di successo della tv tedesca potrebbe approdare in città nei prossimi mesi, mentre boatos vogliono che un vip di primo livello abbia addirittura requisito il palazzo per due settimane in agosto. Tutto per se.
E mentre il filosofo Giorgio Agamben ha acquistato casa in città, dopo aver vissuto per anni a Parigi e Venezia, si moltiplicano i nomi di capi d’industria, intellettuali, imprenditori di successo che trascorrono lunghi periodi di vacanza, in sostanziale anonimato, in città.
Cosa è che piace? Il buen retiro, la presenza turistica di qualità, l’atmosfera sospesa della città, il silenzio.
Montalbano e l’Unesco hanno contribuito a far emergere qualità in nuce che la città possedeva e che solo poeti della dimensione di Pierpaolo Pasolini ed Elio Vittorini, nella loro capacità visionaria, avevano intravisto negli anni cinquanta, sino a spingersi, quest’ultimo, a scrivere: “E’ Gerusalemme? No, è Scicli. E’ forse la più bella città del mondo”.
“Sembra di stare in Provenza”.
Così Enrico VII, erede al trono di Francia, ospite del sindaco di Scicli Franco Susino in Municipio oggi pomeriggio, insieme alla consorte.
“Qui sentiamo un clima di grande affetto, di familiarità, ci sentiamo coccolati”, ha detto l’esponente di famiglia d’Orleans al primo cittadino di Scicli, dopo i primi tre giorni di permanenza in città, dei cinque programmati.
I dignitari francesi sono ospiti di palazzo Hedone.
Sagace la battuta di Enrico VII davanti al quadro “Ricordo del mio paese rosso” di Piero Guccione, custodito nella stanza del sindaco di Scicli.
Alla vista del quadro in cui alla chiesa di San Matteo e alla chiesa Madre fa da contraltare il simbolo del Partito Comunista, Enrico VII di Francia ha commentato: “Questo quadro riassume la storia d’Italia, Democrazia Cristiana e Partito Comunista. Don Camillo e Peppone”.


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