Vista da lassù è geografia senza storia
di Redazione

Così la vedono i marziani, i santi e i lunatici. Ed è molto più bella di come l’abbiamo mai disegnata noi sul mappamondo, bella da mozzare il fiato, una Sicilia trasognata di Andy Wharol, che si vedono i tre mari, la punta di Milazzo e Trapani, Marsala, Pachino. Forme uniche nell’unicità dello spazio, diceva Boccioni.
Vista così è uno spazio e non un luogo, è slanciata ed è affascinante sapere che l’ha fotografata senza neppure pensarci l’astronauta siciliano Luca Parmitano, si è girato e l’ha vista. Certo, se la guardiamo bene esalta in eccesso il Tirreno, riduce la costa Ionica, non ci sono più le Eolie, le Egadi e neppure Pantelleria, Lampedusa, Ustica e non si vede Malta che per i siciliani è ancora siciliana come a i tempi di Carlo V.
Non c’è il postale che è la nave che collega la Sicilia al continente da Palermo a Napoli. E neppure ci sono i ferry boat perché non ci sono Scilla e Cariddi e quindi non c’è bisogno del ponte. Uguale al disegno delle carte geografiche c’è solo l’orlo della Sicilia africana, da Ragusa a Trapani.
È la prima volta che la vediamo da così lontano e forse è questo che la rende bella. Non ti immagini il pozzo della criminalità, gli eccessi del potere, ti sembra anzi assurdo che questo gioiello di luce e di evanescenza sia la patria della ferocia e della delinquenza. Acquisisce una distanza che non è più quella della terra, gli uomini spariscono e rimane la geografia pura, la Sicilia che c’è stata prima di noi e che ci sarà dopo di noi, così è bellissima. Forse perché solo da lassù, solo oltre le nuvole la Sicilia è geografia senza storia.
La Repubblica
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