La storia di due miei amici
di Saro Distefano


Ragusa – Una coppia di miei amici ha avuto una enorme sfortuna. Non si tratta di problemi di salute, i peggiori, almeno questo no. Ma semplicemente l’idea all’epoca ottima, nel tempo dimostratasi malsana, di comprare un appartamento a piano terra di una antica casa ristrutturata a Mazzarelli. In quel preciso quadrilatero dell’antico centro marinaro che, negli ultimi anni, è diventato un enorme bar a cielo aperto, con migliaia di giovani e giovanissimi che durante l’estate tutte le sere, ed in particolare nei fine settimana, si concentrano per incontrarsi.
Peccato che per molti di questi giovani l’incontro prevede anche un forte consumo di alcol. E il consumo di alcol – com’è noto – produce comportamenti a volte oltre le righe, a volte financo pericolosi, per chi è ubriaco e per chi avesse la ventura di capitargli. Dopo le due di notte, quando le persone “normali” tentano di dormire, per i ragazzi la serata è in pieno svolgimento. Quelli tra di loro che si ubriacano cercano un angolo dove urinare (e se un angolo non si trova va benissimo anche il primo portone di casa che si presta alla bisogna) e dove andare a ridere a squarciagola presi dall’euforia etilica oppure un gradino dove andare a piangere. Questo è il punto che ci interessa. Mi raccontano i miei due amici che, perduto definitivamente il sonno delle ore centrali della notte, non possono fare altro che ascoltare questi giovanissimi disperati per faccende di cuore: insomma, nulla è cambiato rispetto ai tempi adolescenziali dei loro padri e dei loro nonni. Uniche differenze la totale mancanza di freni inibitori prodotta dall’alcol e l’ora, a dir poco inconsueta (si intende per le vecchie generazioni). E siccome quando un ragazzo o una ragazza ha problemi sentimentali e piange, e si dispera, i gradini d’ingresso alla casa dei miei amici diventano un perfetto confessionale per l’amica/amico del cuore (sovente anch’egli fradicio di alcol). Insomma, i miei amici ormai da anni hanno l’esatto polso della situazione sentimentale di moltissimi giovani ragusani. Un privilegiato punto di osservazione, tanto che mi sono permesso di suggerire loro (gente molto in gamba e preparata professionalmente) di raccogliere queste preziose testimonianze e riferirne in un saggio dai tratti scientifici e con materiale di prima mano e privo di alcun filtro. Ne verrebbe fuori uno spaccato veritiero e – spiace dirlo – molto drammatico della attuale situazione delle giovani generazioni. Concludo con due sole notazioni, importanti. La prima: quanto scritto sopra non deve assolutamente intendersi come attacco giornalistico ai gestori dei bar in parola (troppo inflazionato l’argomento, non mi interessa entrarci). La seconda: le coppie che si lasciano e che mostrano i sentimenti più puri e forti sono – a sentire l’ormai consolidata esperienza dei miei amici – senza alcun dubbio quelle omosessuali.
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