Nessuno parla, tutti chattano
di Saro Distefano


Ragusa – Contentissimo partecipo al matrimonio di una coppia di giovani ragusani. Sono sincero: non li conosco. O meglio, solo lui, e di vista. Si tratta di un collega di mia moglie e quindi, nell’ottica tutta ragusana di organizzare sempre o quasi matrimoni a largo spettro, si invitano anche i coniugi dei colleghi, oltre, ovviamente, agli amici parenti e affini. Prima in chiesa e poi nella celebre sala trattenimenti saremo più dii trecento, e di questi sono oltre la metà quelli che conosco, tutti miei concittadini.
Giacca e cravatta d’ordinanza (qualcuno ha anche uno spillino al bavero) e sudore a fiotti alle cinco de la tarde (che in realtà sono le quattro, a luglio). La sposa arriva puntualissima, cioè con esattamente venti minuti di ritardo sull’orario fissato. Si usa così, da sempre (ed è la principale sconfitta di un monsignore che ora sono vent’anni si era messo in testa di dover fare rispettare gli orari alle spose: crociata fallita). Cerimonia con lacrime e canti sacri, emozione, commozione, riso e felicità. C’è adesso da ammazzare le tre ore che ci dividono dall’abbuffata, pardon, dalla conviviale. Un tempo non troppo lontano si stava seduti al bar in piazza o, quelli più intimi, al seguito dei novelli sposi per il rito, quello invero simpatico, delle foto (molto dipende dal fotografo: chi predilige il set urbano, e allora sarà sempre il barocco di Ibla a perpetuarsi nell’album dei convolati, e chi predilige set agresti con le frasche attaccate al bianco velo della ragazza ritratta controluce al sole d’occidente). Ho notato adesso che la gran parte degli invitati quelle tre ore le ha ammazzate col telefonino a leggere posa elettronica e curtigghiari su facebook. Poca conversazione, limitata ai noi anziani e quasi sempre a proposito di Tevez e del recente ballottaggio.
Infine la cena nuziale. Trenta portate, a partire dalle nove e mezza. Ovviamente alla torta siamo arrivati che erano quasi le due. E non si era ancora al termine: c’era da vedere il filmino girato poco prima dal fotografo (proprio così, abbiamo dovuto vedere quanto fatto dagli sposi poche ore prima) e soprattutto quello che è diventato moda da poco: un film vero e proprio con protagonisti i due sposini, ma girato qualche settimana prima dell’evento che celebriamo. Non si capisce il motivo, direbbe Conte, ma certo è che alle tre eravamo ancora seduti col solo conforto del Riopan (versione gel, comodissimo ed efficace) a combattere le ultime resistenze della ribella crema al cioccolato della torta nuziale. Quando, ed erano quasi le quattro, coi bambini addormentati e sporchi che nemmeno quando giocano a calcio, siamo andati via, il giovane che attende con ansia un lavoro si è rivolto al sudato, sfatto, depresso genitore sessantenne che si lamentava per avere piedi gonfi e ormai perso il sonno: “a finiscila, ca tantu siemu n’ta stati”.
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