Con una fava di piccioni democratici ne morirebbero due
di Il Duca di Monterosso


Ragusa – Ma quale dimissioni e dimissioni, dopo le buffazze il carico ci vuole. E pure da novanta!
Infatti Peppe Calabrese, il segretario dell’armata rossa ragusana dopo la gran malafjiura delle amministrative, invece di rassegnare le dimissioni nelle mani del partito, così come l’etica politica impone, che fa? Tenta la scalata alla segreteria provinciale.
Con una fava, così, secondo i calcoli degli addetti ai lavori, di piccioni democratici ne morirebbero due, quello già sciancato dagli schiaffi a 5 stelle e pure il piccione provinciale, già sciancato di suo, perché il segretario Calabrese aspirerebbe a più alte e gradite onorificenze partitiche.
Può il partito che esprime un premier a livello nazionale affidare la sorte dei democratici iblei, presente e futura, a un collezionista di buffazze?
Buffazze alle regionali, buffazze alle politiche e per ultimo, quelle che ancora bruciano, buffazze alle amministrative. Calabrese in un anno solare ha raccolto tante di quelle buffazze che a iscriverle tutte agli atti del partito, catalogarle e posizionarle in archivio non sarebbe bastata una vita lavorativa.
Eppure, dopo tutte le buffazze a mitraglia, lui, il segretario principe, collezionista, non s’è ancora dimesso. Anzi, tenta l’assunzione al cielo della segreteria provinciale del partito.
Ogni limite, come diceva Totò, deve trovare prima o poi una pazienza.
E gli elettori ragusani del partito democratico, quel partito impegnato a Roma smacchiar giaguari e a Ragusa a collezionar buffazze, pazienza, di sicuro, ne devono avere ancora tanta.
Tanta pazienza. Santa pazienza.
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