Il 12 agosto
di Redazione
Scicli – Una banda di vecchietti con cui scatenarsi sulle note di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e fox trot, i classici di matrimoni, carnevale e feste di paese come era facile vedere anche in Sicilia fino a trent’anni fa.
Sulle orme di Wim Wenders e Ry Cooder in Buena Vista Social Club, Vinicio Capossela ha riunito una banda di simpatici nonnetti provenienti da Calitri, paese dell’Alta Irpinia dove nacque suo padre Vito, e l’ha portata in uno studio di registrazione. Il risultato è Primo ballo, un disco che raccoglie il meglio della musica folclorica suonata tra gli anni Venti e gli Ottanta del secolo scorso da bande stabili durante i grandi festeggiamenti per i matrimoni.
Capossela con la Banda della Posta è in tour nelle piazze e nei festival di tutta Italia con un repertorio energico e vitale di musiche da ballo «per sollevare l’umore e fare girare la testa» e farà tappa il 12 agosto a Scicli in piazza della chiesa di S. Bartolomeo.
«Quando i tempi sono difficili, bisogna ripartire dalle nostre prime certezze di essere umani, anche e soprattutto i primi momenti festosi che abbiamo vissuto», racconta Capossela, che per la prima volta si ritrova nei panni di produttore. A Calitri ha scoperto questa banda di anziani suonatori di mandolino, chitarra, fisarmonica e organo che si esibivano davanti la posta (da qui il nome, Banda della posta). Quasi un rito scaramantico, perché la posta è il luogo dove vengono conservati i soldi della loro pensioni. Così ha scoperto l’esistenza di alcune danze e alcune canzoni che venivano utilizzate per le grandi feste che spesso coinvolgevano il paese intero.
Il repertorio comprende i classici ballabili da sposalizio anni ‘50, una selezione di brani di Capossela riarrangiati con ritmi ballabili, alcuni omaggi a cantanti da «emigrazione ferroviaria» come Salvatore Adamo, Rocco Granata e Adriano Celentano, brani provenienti dalla tradizione rurale locale e di Matteo Salvatore, esotismi western mariachi, per un concerto che unisce senso della frontiera e musica da ballo, i trilli di mandolini dei fratelli Briuolo e la chitarra surf di Asso Stefana, l’aia e il dancing da veglione. Capossela, vestito a festa, è a volte cerimoniere, istigatore di ballo, cantante e soprattutto “caporeparto” della Banda della Posta.
Un concerto festoso e appassionato proposto in località spesso fornite di luminarie e, dove possibile, di pedana di legno per ballare a terra. Un viaggio a ritroso nel tempo alla riscoperta di riti e paesaggi sonori tradizionali che rischiano l’oblio.
Per presentare la Banda della posta Capossela ha scritto: «Lo sposalizio è stato il corpo e il pane della comunità. Il mattone fondante della comunità, veniva consumato con il cibo e con la musica. Questa musica che accompagnava il rito era musica umile, da ballo, adatta ad alleggerire le cannazze di maccheroni e a “sponzare” le camicie bianche, che finivano madide e inzuppate, come i cristiani che le indossavano. Un repertorio di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e fox trot, che era in fondo comune nell’Italia degli anni ‘50 e ‘60 e che si è codificato come una specie di classico del genere in un periodo nel quale lo “sposalizio” è stata la principale occasione di musica, incontro e ballo. A Calitri, in alta Irpinia, qualche anno fa, un gruppo di anziani suonatori di quell’epoca aurea ha preso l’abitudine di ritrovarsi davanti alla posta nel pomeriggio assolato. Montavano la guardia alla posta, per controllare l’arrivo della pensione. Quando l’assegno arrivava, sollevati tiravano fuori gli strumenti dalle custodie e si facevano una suonata. Per questo si sono guadagnati il nome di Banda della Posta».
Ad accompagnare sul palco Vinicio Capossela, in un alternarsi di musiche tradizionali e di celebri brani del cantautore, i componenti della Banda della Posta, assistiti sul palco da Vito “Tuttomusica”: Giuseppe Caputo “Matalena” al violino, Franco Maffucci “Parrucca” chitarra e voce, Giuseppe Galgano “Tottacreta” alla fisarmonica, Giovanni Briuolo chitarra e mandolino, Vincenzo Briuolo mandolino e fisarmonica, Giovanni Buldo “Bubù” al basso, Antonio Daniele alla batteria, Crescenzo Martiniello “Papp’lon” all’organo, Gaetano Tavarone “Nino” alle chitarre, insieme a due dei suoi stretti collaboratori, il chitarrista Alessandro “Asso” Stefana e Taketo Gohara al suono.
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