Il Regno delle Due Sicilie a tavola
di Giuseppe Savà

Siracusa – Il Regno delle Due Sicilie, a tavola.
Sei chef stellati Michelin, tre campani, tre siciliani.
Un evento unico di alta cucina organizzato dall’Hotel Caiammari, su quel lembo di terra che gli aretusei hanno poeticamente battezzato L’Isola di Siracusa. Ogni piatto accompagnato da un vino selezionato dalle aziende Planeta e Feudi di San Gregorio.
Nel parco che circonda e coccola l’antica Villa Impellizzeri, sorge uno degli alberghi più esclusivi del sud-est siciliano. Qui i sei chef si sono misurati in una singolar tenzone a colpi di rivisitazioni, citazioni, ammiccamenti.
Intanto, i protagonisti: Lino Scarallo, del napoletano Palazzo Petrucci, Paolo Barrale dell’avellinese Marennà di Feudi di San Gregorio, Vincenzo Guarino de L’Accanto Grand Hotel Angiolieri di Vico Equense, Pietro D’Agostino, de La Capinera di Taormina, Accursio Craparo, de La Locanda del Colonnello di Modica e last but not least Vincenzo Candiano, della Locanda Don Serafino di Ragusa Ibla.
Il buffet di antipasti, nel giardino ricco di piante secolari, e servito a bordo piscina, a pochi metri dalla riserva marina protetta del Plemmirio, ha offerto un’insalatina di gambero gobbeto con cipollotto e mandorle pizzute, creata da Pietro D’Agostino; tartare di vitello con maionese di gamberi, inventata da Paolo Barrale; nori-maki di cous cous, alalunga caponatina, wasabi siciliano e salsa yogurt di bufala, ironicamente offerto ai palati da Vincenzo Candiano; bon bon fritto su fonduta di mozzarella e pesto ai pistacchi, di Vincenzo Guarino; macco di fave con polpo arrosto e finocchietto selvatico, fatto da Accursio Craparo; prosciutto d’agnello, scampi, insalatina di finocchio, firmato Lino Scarallo.
Sarebbe bastato, per dire che la pace dei sensi era appagata.
Ma il direttore dell’Hotel Valerio Aprea annunciava che in realtà si trattava solo di un assaggio.
L’antipasto, tecnicamente inteso, doveva ancora arrivare, per mano di Pietro D’Agostino, che si è ritagliato lo spazio di una bruschetta di pesce azzurro con verdure all’eoliana. Seguiva, in un crescendo rossiniano che ha visto ai fornelli Lino Scarallo, una passatina di cicerchie, biscotto al nero e seppie con limone candito.
Solo a questo punto si passava al primo piatto, creato da Paolo Barrale: riso, succo di cipolla, caprino e gamberi rossi.
Vincenzo Guarino suggeriva invece un fagottino di pasta fresca farcita con scarole alla napoletana, in “zuppa all’acqua pazza”.
L’apoteosi si è raggiunta però con il secondo piatto, dello stellato Vincenzo Candiano. Un arrostino di quaglia farcita dai sapori dell’altopiano ibleo, salsa di caciocavallo ragusano, millefoglie di patate e peperoni alle erbe aromatiche. Piatto strutturato, con un suo percorso logico e una sua consistenza, che ha raccolto i consensi più convinti tra i commensali. Candiano sicuramente primus inter pares.
Accursio ha percorso la via del dolce: difficile vincere quando basta un po’ di zucchero per conquistare. Il suo “autunno 2013” è stato un trionfo di sfumature che si inseguivano, tra l’abbandono dei freschi sapori gelati estivi e l’incedere delle calde coccole invernali. Un mix riuscito e imprendibile.
Un evento, salutato da un pubblico internazionale di gourmet, che ha segnato il nuovo corso del Caiammari, che con le sue 18 camere si candida a diventare luogo del piacere estetico e sensoriale, riservato solo a chi sa scegliere il meglio. Per se e per le persone amate.
Le foto sono di PixelXpixeL
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