di Redazione

Roma, 23 ott. “L’antimafia? Un business. La trattativa Statomafia? Una pagliacciata. Delegittimare lo Stato? Un’azione criminale”. Parola del ‘Capitano Ultimo’, alias Sergio De Caprio, 52 anni, l’uomo che il 15 gennaio di 20 anni fa arrestò Totò Riina e che nel frattempo è diventato colonnello dei carabinieri e vicecomandante del Noe, Nucleo Operativo Ecologico. In un’intervista esclusiva a ‘Panorama’, in edicola da domani, non risparmia critiche a chi, in nome della lotta alla mafia, ha voluto costruirsi una carriera. L’ufficiale dell’Arma sostiene che “l’ipotesi di una trattativa tra Stato e mafia è una pagliacciata e che chi rompe il fronte della lotta alla criminalità organizzata fa soltanto il gioco dei boss”. Quanto al suo ex capo Mario Mori, accusato di essere complice della mafia, dice: “A Mori va tutta la mia solidarietà. Anche perché la lotta alla mafia non la fanno Giovanni Brusca e i collaboratori di giustizia, ma le persone oneste, i carabinieri, i poliziotti che ogni giorno stanno sulla strada e collaborano con i bravi magistrati”. E aggiunge: “La giustizia la fanno le persone e mi sembra che parecchie persone da diversi anni facciano carriera agitando il suo nome (Mori, ndr) e usando la loro funzione pubblica per fare politica, scrivere libri, partecipare a convegni, organizzare spettacoli: tutto ciò è gravissimo e non è persecuzione, ma eversione”. Un ricordo infine per Giovanni Falcone che “negli anni Ottanta, in solitudine e tra mille ostacoli, portava avanti una bella battaglia di civiltà, di dignità e di giustizia. Ma le cose poi sono cambiate: “Tanti suoi colleghi lo odiavano e lo hanno distrutto come uomo e come magistrato. Lo hanno sovraesposto. Lo hanno indicato come bersaglio alla mafia. E Totò Riina ha saputo colpire. In questo senso, si possono considerare i mandanti morali della strage di Capaci”, conclude il Capitano Ultimo.
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