Preoccupa l’impennata della cassa integrazione
di Antonio La Monica


Ragusa – Un campanello di allarme inascoltato. Da tutti. Eppure il segnale era chiaro. Il ricorso alle varie forme di cassa integrazione in provincia di Ragusa denunciava uno stato di crisi, prima apparente e poi sempre più reale. Il risultato di oggi, alla luce dei dati forniti dal IX rapprto Uil 2013 sulla cassa integrazione è allarmante al limite della disperazione sociale. Cerchiamo di capire il perché. Le richieste di cassa integrazione aumentano tra agosto e settembre in 60 province, con fortissimi incrementi nelle province di Trapani, Agrigento, Catanzaro, Ragusa, Matera, Vercelli, Belluno ed Isernia. A Ragusa si registrano 6.868 ore ad agosto 2013 autorizzate contro le 162.200 di settembre. Di queste ultime, 61239 riguardano la cassa integrazione ordinaria, 18.553 quella straordinaria e 82409 quella in deroga. Ricordiamo che nello stesso mese dello scorso anno le ore autorizzate erano state 188.00, delle quali però ben 150.000 in deroga.
“Quella registrata nel mese di agosto – spiega Peppe Scarpata, segretario generale della Uilcem Uil – è una leggera flessione dovuta certamente all’utilizzo praticamente nullo dell’ammortizzatore sociale in tutte le sue declinazioni durante il mese di “ferie”, ma che ci dà l’esatta misura di una crisi che si continua a manifestare, vedi i dati di settembre, con temperature piuttosto alte per il sistema produttivo territoriale”.
Industria edilizia, commercio i tre pilastri economici del “modello Ragusa” sono a un passo dal cedimento.
“Un default dell’apparato imprenditoriale e commerciale ragusano – conferma Scarpata – che da piccolo incidente congiunturale sta via via mutando in grande crisi strutturale. Ragusa ha chiuso il 2012 al terzo posto nazionale per utilizzo di ammortizzatori sociali. Il primo campanello d’allarme era, dunque, già suonato. Ciò nonostante non abbiamo rilevato interventi utili, né statali, né regionali, né finanziari, a porre rimedio all’inarrestabile disastro della nostra economia. Da gennaio a settembre 2013 abbiamo già superato abbondantemente il milione di ore autorizzate per interventi di ammortizzatori”.
Sono 453.097 le ore per la cassa integrazione ordinaria, 66.491 per quella straordinaria e 489.851 per quella in deroga.
“La cassa integrazione in deroga, utilizzata nel commercio e nelle imprese dei servizi, grazie a un provvedimento governativo speciale di fine 2010, ha mantenuto saldo il battente dei livelli occupazionali negli ultimi 3 anni in provincia di Ragusa”.
Il problema più urgente, arrivati a questo punto di non ritorno, è un altro. “Il paniere degli ammortizzatori sociali speciali – spiegano dalla Uil – è praticamente vuoto, grazie all’esaurimento ed al blocco delle risorse sul fronte della cassa in deroga. Il risultato è il sensibile crollo delle domande di ammortizzatore in deroga e l’aumento drammatico delle domande di disoccupazione. Un dramma occupazionale che sta interessando e interesserà un’enorme platea di lavoratori impiegati in quei settori produttivi dove la cig in deroga è principalmente utilizzata, ovvero artigianato e commercio”.
Soluzioni? Poche. Speranze, non troppe. “Se la Cig in deroga non venisse rifinanziata – conclude Peppe Scarpata – occorrerebbe riscrivere le coordinate storiche del mercato del lavoro territoriale. Le imprese, specie le piccole e le piccolissime senza il sussidio eccezionale di sostegno al reddito dei dipendenti volgerebbero al declino e l’economia iblea subirebbe altri e nuovi contraccolpi dal rimbalzo sociale decisamente sempre più sfavorevole. Ad ottobre, coi dati di settembre, la stima dei lavoratori in Cig in provincia di Ragusa è di circa 1.000 unità. Sono solo valutazioni matematiche, perché il differenziale tra richiesta strumento di supporto sociale al reddito dei lavoratori potrebbe essere falsato dall’effettivo utilizzo, oppure da una richiesta anticipata dall’imprenditore, ordinaria e straordinaria, e ancora non processata dalla banca dati Inps”.
La Sicilia
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