Attualità
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11/11/2013 14:35

Antonio Presti, mecenate, a Ragusa

La bellezza salverà la Sicilia

di Saro Distefano

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Antonio Presti
Antonio Presti

Ragusa – Una vicenda siciliana, lunga trenta anni. Una vicenda per certi versi incredibile che per essere raccontata anche molto sinteticamente sono state necessarie quasi due ore. Ma due ore letteralmente volate via. Al Caffè Letterario “Le Fate” di Ragusa è intervenuto Antonio Presti.

Il messinese, erede di una importante impresa edile al momento della morte del padre, che decise di combattere la mafia ed il potere deviato non con la professionalità dell’antimafia (“significava legittimare la mafia stessa”), ma con la bellezza.

La bellezza sotto forma di opere d’arte, soprattutto sculture. Ne è nata la “Fondazione Fiumara d’Arte”, universalmente conosciuta. Reputo del tutto inutile parlare delle realizzazioni di Presti e della sua Fondazione, che a Librino (quartiere periferico di Catania dove Presti abita), da quindici anni si impegna quotidianamente per far crescere tra la bellezza ed il gusto estetico – se possibile anche il senso etico della legalità – i ragazzini, migliaia, che lo hanno collaborato in tante iniziative, la più famosa delle quali è la “porta della pace”.

Reputo invece molto più opportuno, per quanto riesca a fare, riferire del carisma, della magnetica simpatia che Antonio Presti ha emanato sul pubblico ragusano intervenuto a Le Fate (un luogo d’incontro per musica arte e cultura che grazie ad iniziative numerose e tutte di livello sta imponendosi nel panorama culturale cittadino e provinciale). Un intervento, si diceva, di circa due ore, alla fine del quale in tantissimi si è rimasti delusi, perché si voleva ancora di più dal mecenate. Una attraente parlata, in perfetto italiano misto al siciliano, che Presti utilizza per raccontare la vita vissuta, i pericoli, le bombe, le soddisfazioni, i rapporti coi Presidenti della Regione, da Cuffaro a Crocetta. Ed una ferma convinzione, che “la bellezza alla fine vince, sempre”.