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12/11/2013 20:31

L’altra faccia del Mediterraneo. Il mare nero di Guccione

Dopo i naufragi, il lutto della cultura

di Paolo Nifosì

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L’altra faccia del Mediterraneo
L’altra faccia del Mediterraneo

Scicli – Nel novembre del 2010 Piero Guccione espone in una sua mostra antologica curata da Marco Goldin a Palazzo Ducale di Genova dal titolo Il Mediterraneo. Contemporaneamente in altre sale di quel Palazzo c’era una mostra sulla pittura francese della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento. Tra le opere Piero fu colpito dal dipinto di Courbet dal titolo La riva del mare a Palavas, un piccolo olio del 1854, di cm 26×46, del Museo Fabre di Montpellier, in cui una figura resa in controluce su uno scoglio si toglie il cappello estasiato davanti al mare Mediterraneo. In una scheda dell’opera che si trova in una monografia su Courbet della Rizzoli/Skira leggo:  “la costruzione del dipinto è semplice, ma efficace: la linea dell’orizzonte suddivide in due parti di uguale ampiezza la tela; la spiaggia sabbiosa, con i suoi toni tendenti all’ocra che si scuriscono via via, si perde, sino a confondersi nell’azzurro delle acque. Il cielo è di un azzurro diafano; oltre l’orizzonte corre lo sguardo dell’osservatore, che sembra perdersi nell’infinito”. Di ritorno in Sicilia Piero comincia a dipingere e ad elaborare una sua tela, più grande nelle dimensioni di quella di Courbet. E’ qualcosa di diverso sia rispetto alla tela di Courbet, sia rispetto ai mari azzurri presenti nella mostra genovese. Dell’opera di Courbet resta soltanto la figura del personaggio in basso in primo piano, reso col pastello, che i filologi del pittore francese individuano o nello stesso pittore o nel suo mecenate e collezionista Bruyas. Il resto è un mare increspato fatto di plastica direttamente messa sulla tela. Quel mare, dipinto tante volte in azzurro, diventa un mare nero, un mare di morte e di lutto come è spesso avvenuto per altre opere di Piero tra la massima solarità della luce e del lutto di bufaliniana memoria. Un intervento che vuole essere di partecipazione al dramma che già si verificava in quel mare e che ha continuato a verificarsi fino ad oggi. Lo stupore e la meraviglia di Courbet diventa un saluto ironico e tragico insieme difronte al lenzuolo nero che copre migliaia di morti, che distrugge tante speranze, che soffoca il più diffuso colore della terra, l’azzurro, di cui nell’opera è rimasto solo un grumo nel margine alto della tela. La pittura non è una pagina scritta avulsa dalla vita, dalle sue contraddizioni dalla storia della natura e dei popoli. E’ un intervento partecipe altalenante che non si estranea da quanto avviene. E se durante gli anni settanta nei mari azzurri dipinti da Piero all’orizzonte si individuavano le petroliere simbolo forse dei commerci e del progresso, se quel mare azzurro è sempre più spesso diventato spazio infinito, quello stesso mare è diventato lago di plastica nera, lago di morte.

 

 

Fotocolor di Gianni Mania

 

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